Pugni e schiaffi a chi non paga la roba

Dagli atti dell’inchiesta spunta un’estorsione a carico di due riscossori nei confronti di un coindagato rimasto senza soldi

L’AQUILA. Uno degli aspetti sui quali gli investigatori hanno lavorato riguarda la contestazione di estorsione mossa a Fabrizio Pimpo (soprannominato «Craxi») e Claudio Matuozzo accusati di avere intimidito e picchiato il coindagato Davide Celletti dal quale volevano recuperare oltre duemila euro per una partita non pagata.

Un aspetto importante dell’inchiesta sullo spaccio, in quanto proverebbe i loro contatti nello smercio della droga. I due, secondo l’accusa, avrebbero minacciato ripetutamente Celletti con un gran numero di telefonate. La Procura parla di toni intimidatori a seguito dello stop dei pagamenti settimanali che il giovane faceva per saldare il debito.

Successivamente i due si sarebbero recati nella casa di Celletti e di fronte alla madre lo avrebbero picchiato. Pimpo lo avrebbe colpito al volto e poi strattonato nel tentativo di trascinarlo fuori dall’abitazione dove ad attenderli si trovava Matuozzo. Questi, entrando nella casa, avrebbe reiterato le minacce costringendo «con le buone» Celletti a programmare una sorta di piano di rientro.

Celletti ha poi riferito spontaneamente di quel diverbio alla polizia. E le sue dichiarazioni trovano conforto nelle affermazioni di sua madre, la quale parlava dell’intenzione di saldare il debito con 2/300 euro a settimana per paura di gravi ritorsioni.

«Credo che dopo alcuni giorni trascorsi da quell’episodio», disse la madre alla polizia, «Davide era impaurito e mi portò a conoscenza del debito che aveva maturato e che non poteva onorare. Ricordo infatti che in quei giorni, per paura di incontrare Claudio, non usciva. Quest’ultimo, quando riusciva a parlare telefonicamente con Davide, per intimorirlo gli menzionava il figlio. Preciso che Davide ha un bimbo e, in quel periodo, Davide mi diceva mi diceva di non tenerlo in casa visto che vi era la possibilità di farlo restare con la madre oppure con gli altri nonni e, dunque, al sicuro».

«Vedendolo preoccupato», disse ancora la madre agli investigatori, «consigliai a Davide di pagare il debito poco alla volta fino a estinguerlo. Davide parlò con Claudio e rimasero d’accordo per restituire 2/300 euro a settimana. Fino a quel momento non avevo mai visto il soggetto napoletano, (Matuozzo), quindi non avevo mai parlato con lui. Ricordo solo che quando mio figlio andò a Praga mandai un messaggio a Claudio dicendogli che mio figlio era fuori e che avrebbe pagato la settimana successiva, al suo ritorno».

Poi la donna racconta di quella sorta di irruzione nella loro abitazione. «Erano le 14,30 circa», dice, «quando sentii bussare alla porta della mia casa ed entrò una persona abitante a Tempera che mio figlio mi disse essere soprannominato Craxi. Questi, una volta entrato in casa, senza il mio consenso, si avventò verso mio figlio, lo prese per la maglia strattonandolo ripetutamente, dandogli uno schiaffo e tentando di portarlo fuori dall’appartamento. Tutto ciò che ho fatto era finalizzato solo a proteggere mio figlio in quanto eravamo preoccupati che potesse accadergli qualcosa di veramente brutto».

Del resto, secondo quanto si legge nelle carte, Celletti (il ladro delle reliquie a San Pietro della Jenca) aveva ricevuto una serie di minacce inequivocabili.

Una delle novità nello smercio, come riferito nel corso della conferenza stampa, sta nel fatto che uno dei canali di approvvigionamento era Perugia. Uno dei fiancheggiatori dei sospettati ha riferito di avere accompagnato Denis Nukaj, il quale si era fatto consegnare oltre mille euro per comprare un chilo e mezzo di marijuana. Gli incontri avvenivano sempre nello stesso bar del capoluogo umbro. Secondo la polizia i viaggi fatti a Perugia avrebbero permesso di portare all’Aquila dei quantitativi di droga considerevoli, sia pure a più riprese.

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Uno dei luoghi finora mai toccati dallo spaccio di droga, almeno in queste dimensioni, è Tussio, frazione di Prata d’Ansidonia. Questo perché due indagati napoletani hanno preso domicilio in quel posto. Si tratta dello stesso Matuozzo che è residente a Popoli ma domiciliato a Tussio e Luigi Troise. Entrambi vivono in un’abitazione che si trova lungo la stessa strada, ovvero via San Tussio.

I due, in particolare, sono accusati di avere acquistato dal concittadino Patrizio Andolfi dello stupefacente ogni tre settimane, con quantitativi che andavano da cento a 200 grammi di cocaina e 500 di hascisc, sostanze che poi venivano destinate allo spaccio nel territorio aquilano. Con particolare riferimento a Paganica, Barisciano e San Pio delle Camere.

Il periodo di maggiore azione va dalla metà alla fine di novembre 2013.

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