“Scheda” parametrica Fare tredici con la ricostruzione

Il risiko delle maggiorazioni: privilegiati i palazzi storici Amplificazione considerata come un antico cornicione
L’AQUILA. Un’altra parola magica della ricostruzione dell’Aquila dopo “interpretazioni” è “maggiorazioni”. Si tratta di percentuali aggiuntive all’indennizzo base. Se hai un tecnico capace di compilare bene la “schedina” hai buone speranze di fare 13.
IL MANUALE. Chi volesse approfondire il meccanismo deve andare sul sito dell’ufficio speciale per la ricostruzione. Basta scaricare e stampare un manuale che è già sulla scrivania di molti (ingegneri, architetti, geometri, esperti d’arte e di storia della città, direttori dei lavori, capi di impresa): si tratta delle “istruzioni per la compilazione della scheda di accompagnamento al progetto esecutivo ricostruzione per L’Aquila”. Il manuale risale ai primi mesi del 2013. Sono cento pagine ed è meglio conosciuto come la guida alla scheda parametrica, innovazione che, secondo gli azzegarbugli al timone della rinascita dell’Aquila, avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi. È dentro quelle 100 pagine che c’è il segreto della “lunga vita” all’ombra della rendita. Se ne consiglia una lettura lenta e ragionata nelle prime ore del mattino. Vietato farlo prima di coricarsi: la notte sarebbe agitata da percentuali, facciate, imbotti, antiche porte, affreschi, tetti, date ante e post 1703 e chi più ne ha più ne metta.
LE MAGGIORAZIONI. Ma che cosa sono le maggiorazioni? Sono – per dirla alla “parla come mangi” – soldi in più che alcuni mortali di sangue blu possono avere rispetto a quelli che hanno il sangue plebleo. Se tutti i “pronostici” inseriti nella scheda parametrica vengono confermati sul campo (dagli istruttori degli uffici speciali, dal Comune e da una misteriosa – almeno per chi scrive – commissione pareri) si può avere un indennizzo raddoppiato. Non solo. Quando hai rifatto il tuo palazzo “bello come il sole” puoi chiedere alla Soprintendenza (che deve approvare a sua discrezione) che ti vengano restaurati anche quadri, affreschi, e persino libri d’epoca se ne hai. Le maggiorazioni sono applicate al contributo base che è di circa 1.270 euro a metro quadrato.
Chi ne ha diritto? Nel manuale, a pagina 53 (la indico per non farvi perdere troppo tempo) è scritto che all’indennizzo base sono applicate le maggiorazioni per le seguenti tipologie: edifici con l’attestazione di particolare interesse paesaggistico, edifici di pregio, edifici con vincolo diretto (i 300 palazzi del centro storico cittadino), gli edifici situati in zone soggette ad amplificazione locale (per esempio Onna e San Gregorio), edifici situati in aree di sedime interessate da cavità ipogee di origine naturale (per esempio San Gregorio, Picenze).
LA SCHEDINA. Ma le maggiorazioni non sono tutte uguali. Per gli edifici di interesse paesaggistico e con vincolo diretto la percentuale aggiuntiva calcolata in base alla “schedina” parametrica può arrivare al 100 per cento, per gli edifici di pregio al 60 per cento. Una volta individuata la tipologia si passa al dettaglio. Per esempio un palazzo costruito prima del 1703 avrà una maggiorazione dell’otto per cento, se invece è costruito dopo il 1942 del 2,4 per cento. C’è poi una quota per le facciate che hanno una maggiorazione differenziata se danno su una piazza o strada pubblica o se sono “nascoste”. Poi nella parametrica vanno indicati gli imbotti in pietra, in mattoni o in stucco. Ci sono tre pagine dedicate alle finestre e poi balconi, mensole, ringhiere, cornicioni, cortili interni, volte, loggiati, tetti in coppi e persino serramenti originali in ferro e legno. Ognuna di queste voci (ma ce ne sono anche altre) ha una sua maggiorazione e alla fine il bravo tecnico mettendo bene in vista tutte le caselle arriva al fatidico 100 per cento. E lo Stato paga senza battere ciglio.
FRAZIONI. Tutto quello di cui sopra avviene soprattutto nel centro storico dell’Aquila. Nelle frazioni invece sono dolori. Con la “pre-condizione-pre-concetto” che nelle frazioni la popolazione al massimo abitava in case ancorate sulle palafitte e che si tratta in maggioranza di servi della gleba, le maggiorazioni sono quasi inesistenti. Un paio di tecnici mi hanno confermato che quando va bene si arriva all’8-10 per cento. L’amplificazione sismica, che in alcune zone del territorio comunale ha causato la distruzione completa, viene data a una quota dal 2 all’8 per cento al massimo. Le cavità non hanno maggiorazioni a meno che non si riunisca una “lunare” commissione di esperti che decide a sua discrezione chi deve morire e chi deve vivere. La sicurezza vale più o meno come un antico cornicione. Anche questa è la ricostruzione.
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