Verdeaqua, riapertura più lontana Non parte la gara per la gestione

Il nuovo capitolato approvato un mese fa dal consiglio comunale prevede una gestione ventennale Ma la delibera per la procedura d’appalto non è stata trasmessa alla centrale unica di committenza
L’AQUILA. Non è ancora partito l’appalto per l’assegnazione della nuova gestione del complesso sportivo di Verdeaqua all’Aquila, chiuso da oltre tre anni. Nonostante il bando con il nuovo capitolato sia stato approvato in consiglio comunale ormai da oltre un mese (era il 6 settembre), la delibera non è ancora stata trasmessa alla Cuc (la centrale unica di committenza) per l’indizione della gara.
Dagli uffici dell’assessorato allo Sport guidato da Vito Colonna fanno sapere che non ci sono ritardi, ma che si tratta di normali tempi procedurali. Il nuovo capitolato – da cui è stata stralciata la restituzione della fideiussione da 1 milione e 700mila euro firmata a suo tempo dal Comune a garanzia del mutuo contratto dal vecchio gestore, la cooperativa sociale Verdeaqua Smile – prevede una gestione dalla durata ventennale, a un canone annuo che partirà da 18mila euro (importo messo a base d’asta). La concessione riguarderà tutto il complesso, ossia la piscina, i tre campi polivalenti coperti, la palestra, la pista di pattinaggio e il bar. Il soggetto aggiudicatario dovrà effettuare a proprie spese i lavori di ripristino necessari a rimettere in funzione gli impianti. L’intervento, il cui costo stimato è di 658mila euro, dovrà essere completato in tre mesi. Il bando contiene anche la clausola sociale per la riassunzione degli ex dipendenti della Verdeaqua Smile. Si tratta di nove lavoratori – ma in principio erano 18: la metà ha scelto nel frattempo di trovarsi un’altra occupazione – che, dalla scorsa primavera, non usufruiscono più di nessun ammortizzatore sociale o indennità di disoccupazione.
PALESTRE
Il Comune dell’Aquila, intanto, ha trovato un accordo con le società e le associazioni sportive per l’assegnazione delle palestre scolastiche in vista della ripresa delle attività di base. Gli istituti prescelti sono Dante Alighieri, Mariele Ventre, Patini, Giovanni XXIII, De Amicis, Rodari (Sassa e Pile), Mazzini e Carducci. Ma c’è ancora un nodo da sciogliere ed è quello delle sanificazioni previste dai protocolli anti-Covid. Le società sarebbero disponibili ad accollarsi solo le spese per quelle ordinarie, fatte con acqua e comuni detergenti, ma non quelle straordinarie, che si basano invece su un complesso di procedure e operazioni molto costose, stabilite da apposite circolari ministeriali. L’ultima parola in questo caso spetterà ai dirigenti scolastici.
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