Addio a Peca, lo storico farmacista innamorato di Pescara e del mare

PESCARA. Era il “dottor Peca” a portare le medicine a casa dei malati quando questi non potevano recarsi in farmacia. Una vita dedicata al bene dei suoi pazienti e a istruire generazioni di...
PESCARA. Era il “dottor Peca” a portare le medicine a casa dei malati quando questi non potevano recarsi in farmacia. Una vita dedicata al bene dei suoi pazienti e a istruire generazioni di infermieri. Mario Peca, storico farmacista ospedaliero, ex docente di Farmacologia, è morto ieri notte a 92 anni compiuti il 7 gennaio scorso, quando aveva spento le candeline circondato dall’affetto dei suoi cari. È stato collega e amico di Ciccillo Trisi di Montesilvano e Pasquale Pennese, scomparso un mese fa, con i quali aveva iniziato la carriera appena ventenne, dopo la laurea a Bologna. Peca se ne è andato, intorno alla mezzanotte, nella sua abitazione di via La Marmora, dopo aver a lungo combattuto contro una malattia insidiosa. Un mese fa era stato ricoverato in ospedale per accertamenti. Lascia addolorati la figlia Daniela e il genero Andrea, i nipoti Giulia e Francesco, la sorella Rita. Nel 2007 aveva perso la moglie, Franca Di Campli San Vito, insegnante del liceo scientifico Da Vinci. Sarà sepolto accanto a lei, nel cimitero di Francavilla.
I funerali del “dottor Peca”, come era conosciuto in città, si terranno oggi alle 10,30 nella chiesa di Sant’Antonio, dove coltivava la sua fede. Classe 1930, terzo di cinque fratelli, era nato a Melfi, in provincia di Potenza, dove si trovava per lavoro il papà bancario, Giuseppe. Sua madre era donna Ida Giammaria, dell’omonima filanda dei Colli. Il suo primo incarico alla farmacia Trisi, poi una breve pausa a Caserta, quindi il ritorno a Pescara nella farmacia dell’ospedale dove ha lavorato fianco a fianco con Pasquale Pennese, Donatella Rancitelli, Antonietta Di Battista, Vito Piersante, Peppino Crognale, Pasqualino Olivieri ed Eleuterio Fioravanti.
Le sue passioni, raccontano i familiari, erano la musica celtica, l’arpa e le cornamuse, i cruciverba, i bagni in mare. L’ultimo tuffo a 91 anni. «Nuotava fino oltre gli scogli», rivela la figlia Daniela, «ci teneva alla forma fisica, amava il mare e Pescara, città di cui ha vissuto appieno ogni cambiamento. La morte di Pennese lo ha scosso molto. Papà era un uomo colto, una persona retta, garbata, un signore dai modi eleganti. Portava le medicine ai suoi pazienti, di casa in casa, ha istruito generazioni di infermieri. Mi diceva sempre: ad essere buoni non ci si rimette mai».

