Applausi per l’addio al corriere La Uil: «Non si può morire così»

In tanti ai funerali di Franco D’Alessandro, il parroco: «Dignità del lavoro? Non tocca a me parlarne» Il sindacato lancia un appello alla politica: «Basta tragedie così, bisogna garantire la sicurezza»
MONTESILVANO. Lacrime, applausi e tanta commozione, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Camillo De Lellis a Villa Raspa di Spoltore per l’ultimo saluto a Franco D’Alessandro, il corriere pescarese di 41 anni, morto domenica pomeriggio nelle campagne di Ortona, per un malore, mentre stava cercando di liberare il furgone dal fango. Furgone con cui stava effettuando delle consegne per conto di una società che presta servizi per Amazon. Accanto alla moglie Stefania, alla mamma Letizia, al papà Danilo e ai fratelli Marino e Dario c’erano i colleghi di lavoro e c’erano tutti gli amici. Franco era molto conosciuto: per diverso tempo aveva gestito il bar Sciarada Cafè in via del Santuario a Pescara; in passato aveva fatto il piastrellista e, per un periodo, aveva lavorato in un’agenzia di recupero crediti. Per tutti, «era una persona speciale, sempre pronto a dare una mano». Ha tenuto a sottolinearlo nella sua omelia anche il parroco don Domenico Di Pietropaolo: «Ieri mattina presto sono andato all'obitorio per la benedizione e mi ha colpito vedere questo ragazzone, mi ha colpito vedere una vita che si è spenta. In questi giorni, tutti mi hanno detto la stessa cosa di lui ossia che era un bravo ragazzo, che ci teneva alla famiglia, agli amici e alla vita. Mi hanno detto “se ne vanno sempre i migliori”. Questo», ha osservato il sacerdote, «è un momento doloroso, ma in cui dobbiamo onorarlo. È un momento di dignità. Perché se n’è andato? Non lo so. Io penso che non sia colpa di nessuno: è la vita, il destino, chiamiamolo come ci pare». Poi fra la commozione generale, don Domenico ha spiegato che «dobbiamo essere pronti e vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Penso che Franco, l’altroieri, era pronto. Potremmo dire tante cose su quello che è successo, parlare di dignità del lavoro, ma non tocca a me. Questo è un momento importante. A tutti dico ricordatevi di lui come il bravo ragazzo che era e portiamolo nel cuore, ringraziandolo per la sua testimonianza e il ricordo bello che ha lasciato».
Piena la chiesa di San Camillo De Lellis. Ad ascoltare il sacerdote, decine di persone, tutte in silenzio e con lo sguardo fisso verso la bara bianca al centro dell’altare, coperta da rose bianche e rosse e da una maglietta lasciata da un amico come ricordo. Al termine della funzione religiosa, gli applausi, tanti applausi. Sul manifesto funebre il dolore e il ricordo dei familiari: «Il tuo sorriso sarà sempre nel nostro cuore».
Su quanto accaduto al 41enne, morto mentre stava lavorando, proseguono le reazioni. Dopo il senatore del Pd Michele Fina e dopo l’Usb, ieri, è stata la volta della Uil: «Non si può morire per consegnare un pacco», fa presente il segretario regionale della Uiltrasporti, Primo Cipriani, «è ora di dire basta, basta alle morti sul lavoro». Per il sindacato, che rivolge un appello alla politica, vanno presi seri provvedimenti per chi non garantisce la sicurezza dei lavoratori: «Non deve succedere che una persona esce la mattina di casa e poi non vi ritorna più vivo». La Uiltrasporti ricorda, inoltre, i grandi sacrifici fatti dai corrieri durante il periodo della pandemia: «Non si sono mai lamentati e sottratti alle loro responsabilità, sapendo che la collettività aveva bisogno di loro».

