Brioni, coro di no alla riapertura E la Cgil minaccia lo sciopero
PENNE. Un “no” unanime contro la riapertura, programmata già per domani, degli stabilimenti Brioni di Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona. La contrarietà arriva da più parti: lavoratori,...
PENNE. Un “no” unanime contro la riapertura, programmata già per domani, degli stabilimenti Brioni di Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona. La contrarietà arriva da più parti: lavoratori, sindacati, ma anche da tanti esponenti politici locali che considerano pericoloso il riavvio della produzione alla luce della grave emergenza coronavirus che si sta verificando nel comprensorio vestino. La Brioni? «Se pensano di riaprire, sciopero immediato» tuona Carmine Ranieri, segretario generale Abruzzo della Cgil, in riferimento alle vicende dell'azienda di Penne circondata dalle zone rosse decretate dalla Regione. Ranieri prende ad esempio la Brioni per parlare di quanto accade nei settori produttivi abruzzesi ancora aperti: «Molte aziende hanno capito il momento, altre no. Se si vogliono fare forzature sulla sicurezza dei lavoratori non ci stiamo: sulla sicurezza non si può derogare».
«La riapertura della Brioni Roman Style, azienda con oltre mille dipendenti dislocata su tre sedi, risulta eticamente e moralmente devastante perché potrebbe vanificare gli sforzi che si stanno facendo per limitare la diffusione del contagio», dicono le segreterie provinciali e regionali di Cgil e Filctem Cgil – Cisl e Femca Cisl – Uil e Uiltec Uil.
«Non posticipare la riapertura dell’azienda potrebbe dar luogo a un aumento notevole del numero dei casi da contagio», dicono i sindacati, «siamo a conoscenza che diversi lavoratori hanno manifestato nei giorni scorsi febbre anomala e disturbi alle vie respiratorie, anche se lievi, e si sono messi in “autoquarantena” e pertanto non sono presenti nei registri della Asl e della Protezione civile». I sindacati hanno sottolineato anche il fatto che nei siti produttivi Brioni lavorano anche persone che giungono dalla zona rossa. «L’azienda Brioni Roman Style non produce beni di prima necessità, anche se immaginiamo che al momento possano essere state calendarizzate alcune consegne. Invitiamo l’azienda a continuare la cassa integrazione, con l'auspicio che a fine aprile si sia superato il picco di contagi e si verifichino le condizioni per poter riprendere le attività. Invitiamo il prefetto di Pescara, il presidente della Regione Abruzzo e la Asl di Pescara», proseguono i sindacati, «a interagire con i responsabili aziendali per arrivare a una soluzione comune che tuteli la salute e lo stato psicologico dei lavoratori della Brioni», concludono le sigle sindacali. Anche la politica locale ha manifestato perplessità sulla riapertura di Brioni.
«La riapertura della Brioni vanificherebbe ogni sforzo che le istituzioni e le comunità locali stanno facendo per arginare la diffusione del coronavirus», sottolinea l’assessore del Comune di Loreto Aprutino Federico Acconciamessa. Anche il segretario Pd pennese, Andrea Vecchiotti, si è espresso negativamente sulla riapertura dei tre siti produttivi Brioni. Il Partito democratico chiede all'azienda e alle istituzioni la sospensione della produzione. (f.bel.)
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