Due progetti sfumati in 20 anni, e ora mancano i fondi per i rifiuti

La bomba ecologica a picco sul fiume Saline: servono 4 milioni in più per la messa in sicurezza Gli interventi necessari slittano dal 2003 e adesso lievitano i costi per i lavori: è scontro politico
MONTESILVANO. Sono trascorsi 20 anni da quando, nel 2003, l’area dell’ex discarica di Villa Carmine venne dichiarata Sito di interesse nazionale Saline-Alento (poi declassata a regionale) per via del grande quantitativo di sostanze inquinanti presenti nella montagna da 27 metri e 300mila metri cubi di rifiuti indifferenziati e nel percolato che finiva direttamente nel fiume. Da allora si sono susseguite amministrazioni comunali e regionali, commissari e autorità giudiziaria, sono stati annunciati progetti di bonifica e di messa in sicurezza, il tema è finito più volte al centro delle battaglie politiche, ma nulla è stato fatto per disinnescare la bomba ecologica che, come rivelato dall’Arta ormai tre anni fa, continua a rappresentare un grave pericolo ambientale. Lo hanno ricordato venerdì i gruppi del Pd e del M5S, che sono tornati a sollecitare la Regione e i Comuni di Montesilvano e Città Sant’Angelo affinché si proceda almeno con il barrieramento idraulico.
DAL 2005 AL 2015 Risale al 2005 un primo affidamento di interventi per la messa in sicurezza dell’ex discarica, con il posizionamento di 6 serbatoi e un sistema di pompaggio utile a evitare che il percolato finisca nel fiume. Dopo 5 anni, con il sistema spento e i serbatoi vuoi, il ministero dell’Ambiente rileva una lunga serie di inadempienze da parte del Comune che tuttavia, durante l’amministrazione Cordoma, con Ferdinando Di Giacomo assessore all’Ambiente, annuncia un progetto per l’eliminazione della montagna che viene inserito anche nel piano triennale delle opere pubbliche 2009/2011 per un importo di 7,5 milioni di euro (mai esistiti). Ma gli anni passano, nulla si muove – se non il percolato e gli argini del fiume erosi dalle piene – e nel 2012 viene nominato un commissario ad acta, Domenico Orlando. La discarica viene coperta con un telone per contenere i danni, ma non basta.
DAL 2016 AL 2021 Nel 2016 un grande quantitativo di percolato si riversa nel fiume, il sito viene sequestrato e lo stesso commissario finisce nei guai giudiziari. Nel 2016 la soluzione sembra arrivare dai fondi del Masterplan, circa 10 milioni utili alla bonifica e, nelle more, all’immediata messa in sicurezza del sito. La Regione nomina l’Arap come soggetto attuatore e nel dicembre 2018 l’attuale premier Giorgia Meloni lancia la candidatura del governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, proprio sulle sponde del fiume, evidenziando come l’unica soluzione per l’ex discarica sia il ritorno al Sito di interesse nazionale. L’Arap, intanto, va avanti e dopo la caratterizzazione della discarica, si muove, dal punto di vista burocratico e progettuale, su due fronti: quello della messa in sicurezza, per un importo da 1,8 milioni di euro e relativa gestione per tre anni, e quello della bonifica che può essere attuata scegliendo tra tre opzioni che vanno dall’incapsulamento della montagna (8,7 milioni di euro) alla sua eliminazione (30 milioni), passando per il “landfill mining”, un impianto mobile di trattamento permanente dei rifiuti (22 milioni). 2022-2023.
L’ULTIMO PROGETTO Intanto, mentre sulle sponde del Saline tutto tace, si arriva a ottobre del 2022: l’assessore regionale Nicola Campitelli annuncia che le risorse ci sono e che la strada intrapresa è quella del macro-incapsulamento, la soluzione più economica, dunque, ma anche quella che convince meno le opposizioni, timorose che la montagna di rifiuti possa collassare nel fiume. Nel frattempo, però, come rivelato dal consigliere regionale dem Antonio Blasioli, i costi sarebbero aumentati e l’opzione da 8,7 milioni lievitata a 13 milioni, contro i 9,3 del Masterplan ancora disponibili, mentre per l’eliminazione si parla addirittura di 60 milioni di euro.

