Il manager abruzzese a Pechino: così la Cina sta vincendo la lotta

24 Marzo 2020

Il pescarese De Silverio ha vissuto l’emergenza Covid 19 «Non abbassare la guardia e misure rigide fino alla fine»

PESCARA. Le buone notizie fanno bene al morale, ma non devono far cantare vittoria: lo sa bene Juri De Silverio, manager abruzzese che lavora nel settore dell’abbigliamento, che ha passato a Pechino i giorni più duri della diffusione del coronavirus. È ancora in Cina, dove vive dal 2014, e sta vedendo la situazione migliorare lentamente. Ma mette in guardia l’Italia e l’Abruzzo sull’importanza di non dare nulla per scontato.
«La vita in generale non è cambiata molto rispetto a un mese fa, perché quasi tutte le misure per contrastare la diffusione del virus sono ancora attiva», racconta De Silverio, «si è tornati al lavoro ma non ancora a pieno regime, la città si rianima pian piano: iniziano a vedersi un po’ di macchine per strada, non è la Pechino spettrale della piena emergenza, ma neanche quella solita».
Le vie della capitale cinese si ripopolano lentamente, ma i segni dell’emergenza restano visibili, come ad esempio «la mascherina che continuano a indossare tutti: nessuno esce senza. La circolazione tra le varie zone del Paese non è ancora ripresa: è fortemente sconsigliato spostarsi». Non vengono avanzate ipotesi su quando il coronavirus cesserà di essere un incubo per tutta la Cina: «Non ci sono previsioni ufficiali», precisa De Silverio, «si pensa che tra fine aprile e primi di maggio ci si possa avviare definitivamente verso la normalità. La preoccupazione ora è legata ai contagi “di ritorno”, cioè di coloro che da fuori possano riportare il virus qui dove è stato arginato. E proprio per questo le misure sono severissime per chi rientra o viene dall’estero: viene imposta una quarantena strettissima», spiega De Silverio, «chi arriva, che sia straniero o cinese, deve stare in isolamento almeno due settimane. Se hai la residenza, viene fatto un sopralluogo per valutare l’idoneità del posto per passare la quarantena, e quindi la puoi fare in casa. Se il luogo non è giudicato idoneo, si viene alloggiati in una struttura: in questo caso chi non ha una residenza è obbligato ad alloggiarvi a proprie spese. Ci sono poi i controlli della polizia locale, che verifica il rispetto della quarantena».
In un mese le condizioni di Italia e Cina sembrano essersi invertite: prima l’epidemia appariva lontana da un’Europa che oggi ne è completamente travolta. «La situazione si è ribaltata, come un po’ per tutti quelli che vivono qui e hanno parenti ed amici in Italia: prima mi chiamavano da casa ed erano preoccupati; adesso sono più preoccupato io per loro e per la situazione in Italia in generale». Una preoccupazione che deriva in parte anche dalla messa in atto delle misure anticontagio: «Purtroppo non è stato ancora bloccato tutto come è avvenuto in Cina. Qui le misure sono state più rigide. Poi deve intervenire anche il buon senso di tutti: ormai è chiaro cosa si può fare e cosa no. In Cina per due settimane non è uscito nessuno di casa, nessuno andava a correre o si spostava se non per casi di strettissima necessità». Questione politica o culturale? «Forse più di tutto l’esperienza», sostiene De Silverio, «i cinesi hanno compreso subito la situazione, avendo vissuto ciò che era successo con la Sars e quali effetti aveva prodotto: erano già pronti a misure eccezionali e a rispettarle». E, soprattutto, a tenere duro fino alla fine: «Non bisogna mai abbassare la guardia fino a quando il virus non è completamente debellato. In Cina se ne sta uscendo, ma le misure anticontagio restano forti. Non va assolutamente abbassata la guardia dopo i primi segnali positivi: anche quando la situazione è in fase di miglioramento, bisogna continuare a indossare la mascherina ed evitare gli spostamenti; scappare dal luogo in cui ci si trova è controproducente, rischia di aumentare nuovi focolai, meglio restare isolati e aspettare. In Cina abbiamo fatto così in queste settimane, e forse tra poco tutto sarà passato. Altrimenti si vanificare quanto fatto fino a oggi, e ciò può significare riniziare da capo».