La campagna “Negozio italiano” di Vannacci arriva a Pescara, ma le associazioni di categoria dicono no

La politica arriva sulle vetrine: è scontro. La consigliera di Fn Valeria Toppetti presenta in Comune l’iniziativa del generale Vannacci. E i rappresentanti dei commercianti: “Si valuta la qualità, non la provenienza”
PESCARA. Per Futuro Nazionale l’esposizione dell’adesivo “Negozio italiano” sulle vetrine dei punti vendita nasce dalla volontà degli esercenti di identificarsi in «un’attività radicata in Italia», che opera (così come si legge sul sito web del partito) «con responsabilità diretta» e appartiene «pienamente alla comunità economica del Paese». L’iniziativa è stata lanciata a livello nazionale dall’ex generale Roberto Vannacci e oggi arriva sul territorio: alle 10.30, in sala consiliare, la capogruppo di Futuro Nazionale in Consiglio comunale, Valeria Toppetti, presenta il progetto insieme alla consegna degli adesivi ai titolari di attività commerciali e alle società di proprietà italiana che scelgono di aderire. «Noi sosteniamo i commercianti e le imprese italiane», dichiara la consigliera Toppetti, «ed è questo il senso della campagna dedicata al riconoscimento e alla promozione di quelle attività che custodiscono il nostro sapere, i nostri prodotti e le nostre tradizioni: “Negozio Italiano” nasce come un segno di riconoscimento e di orgoglio».
Non sono tardate ad arrivare le reazioni da parte delle associazioni di categoria: fra chi si astiene dal commentare c’è chi, invece, giudica l’iniziativa «inutile e fuorviante» rispetto alla crisi che il commercio locale sta attraversando, in quanto «le idee che servono sono altre e i problemi non si rivolgono di certo con un adesivo». Il riferimento va, ad esempio, alla situazione di corso Vittorio Emanuele, dove la maggior parte degli esercenti ha denunciato la progressiva chiusura di attività locali.
Il primo a intervenire è il presidente provinciale Confesercenti, Davide Ardente, che denuncia l’iniziativa della consigliera Toppetti. «Noi rappresentiamo tutti gli esercenti senza alcuna discriminazione legata alla nazionalità, all’origine, al colore della pelle, al sesso, all’orientamento sessuale o a qualsiasi altra caratteristica personale». E spiega: «Per questo motivo non condivido e non approvo iniziative che rischiano di creare divisioni tra commercianti e imprenditori sulla base della loro provenienza. Un’attività commerciale deve essere valutata per come lavora, per la qualità dei servizi che offre, per il rispetto delle regole e per il contributo che dà alla comunità, non per il Paese di nascita del titolare». Il presidente Ardente giudica altrettanto grave il presupposto secondo cui basti essere italiano per garantire, in ogni caso, una gestione commerciale responsabile. «In ogni ambito esistono persone che rispettano le regole e persone che non le rispettano. Esistono imprenditori corretti e altri che possono sbagliare o commettere violazioni. Ma nulla di tutto questo può essere ricondotto all’origine». Sulla stessa linea la Cna Pescara, che in una nota scrive: «Iniziativa spot, da campagna elettorale. I problemi del commercio sono ben altri che quelli legati a presunte basi “etniche”. Ma poi, in un negozio con questa qualifica, un cittadino straniero può entrare a fare acquisti accrescendo gli incassi dei titolari? O no? Anche per chi entra a fare acquisti vale la base etnica? Siamo seri. Le attività commerciali sono tutte uguali, aperte per definizione a tutti i cittadini. E uguali sono le regole, che devono essere rispettare in materia di igiene, fiscale, orari: italiani o stranieri che siano i titolari. Regole, quelle sì, che fissa il nostro Stato e che le autorità devono far rispettare. Come associazione d'impresa ci aspettiamo che arrivino proposte serie e concrete per aiutare davvero un settore investito da una grande crisi».
Si aggiunge il direttore generale di Confartigianato Pescara, Fabrizio Vianale, che sottolinea la necessità di intraprendere altre iniziative per aiutare il commercio cittadino. «Una cosa è sostenere l’acquisto dei prodotti locali – e noi lo facciamo durante il periodo natalizio con il progetto “Acquistiamo locale” per aiutare il territorio. Ma un’altra cosa è attaccare l’adesivo sulla vetrina, che non è necessario: bisogna invitare i cittadini a comprare nei negozi di vicinato perché solo in questo modo possiamo aiutare il nostro territorio. Servirebbe una campagna di sensibilizzazione, non un adesivo del genere». Preferisce non entrare nel merito il presidente di Confcommercio Pescara, Riccardo Padovano, che commenta: «Non penso nulla perché è un’iniziativa politica. Ritengo però che un qualsiasi riconoscimento a un’attività commerciale debba essere fatto da un’istituzione, così come si fa per le attività storiche».

