Pescara

La Nuova Pescara slitta al 2029, ma spunta il referendum bis

9 Ottobre 2026

La decisione in Consiglio Regionale. Il centrodestra trova l’accordo sui rifiuti e, a cascata, dà il via libera al rinvio dell’unione delle città Pescara, Montesilvano e Spoltore. A sorpresa arriva una proposta di De Renzis, D’Addazio e Verrecchia: in occasione delle Politiche 2027, i pescaresi potrebbero tornare alle urne per dire ancora sì o no

PESCARA. La fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore – la città unita da quasi 200mila residenti che dovrebbe diventare il faro dell’Adriatico e battere i pugni come un gigante sui tavoli del governo per avere un tesoro di finanziamenti – si farà nel 2029 e non più al 1° gennaio del 2027. Forse. Sì, forse. Perché da ieri c’è anche un’altra possibilità, cioè che l’unione più grande d’Italia, non si faccia più: il consiglio regionale ha approvato, oltre al rinvio, anche una risoluzione che stabilisce di rifare un referendum consultivo perché, ormai, è passato troppo tempo dal voto del 2014 quando vinse il sì con il 64% dei consensi. Dodici anni dopo quella scelta popolare, il centrodestra rimette la Nuova Pescara sui binari dell’incertezza politica. Perché, in fondo, la sensazione è che la fusione la vogliano tutti ma poi non la voglia davvero nessuno. Un doppio voto, quello di ieri, tra le proteste dell’opposizione: «Il teatro dell’assurdo», secondo il Pd; «Schizofrenia politica», per il M5S.

Il primo spettatore del consiglio regionale, da remoto, è stato il sindaco di Pescara Carlo Masci di Forza Italia: il voto del centrodestra regionale, ritornato unito grazie a un accordo sul triangolo aquilano dei rifiuti imposto dal governatore Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, ha salvato proprio l’amministrazione pescarese da una fine anticipata. A luglio scorso, la scadenza del 2029 era stata al centro della lite Marsilio-Masci. Adesso, Masci e i suoi possono arrivare alla scadenza naturale del mandato fissata proprio al 2029.

Gli altri due spettatori eccellenti, Ottavio De Martinis di FdI e Chiara Trulli del Pd, sindaci di Montesilvano e Spoltore, tirano un sospiro per la fusione che si allontana e sembra perdere consistenza terrena e si ritrovano in mano la carta “ripesca”: non è un mistero che De Martinis e Trulli non vogliano la fusione e, con il referendum bis che potrebbe svolgersi in abbinamento alle Politiche del 2027, avranno l’occasione di fare di tutto perché stavolta a vincere sia il no. E se alle urne arrivasse davvero un no, la politica si toglierebbe il problema di portare avanti una fusione contestata.

Il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia, autore dell’emendamento 13 sul rinvio di oltre due anni per una città che pensa in grande anche se in 12 anni non si è riusciti neanche a trovare l’accordo sul nome – Pescara o Nuova Pescara, è questo il dilemma –, ha incassato un voto che, alla vigilia, era sembrato a rischio. Tutto a causa dei dissidi che, da settimane, percorrono il centrodestra in lungo e in largo: senza accordo sui sub-ambiti dei rifiuti, era stata la minaccia del capogruppo FdI Massimo Verrecchia, non si può approvare il rinvio della “Nuova Pescara” al 2029. E il via libera è arrivato grazie a una clausola scritta in rosso su un emendamento firmato da Marsilio in persona che riapre la possibilità di dividere l’Abruzzo della spazzatura in ambiti provinciali e anche in sub-ambiti: significa che dal 2028, se i sindaci lo vorranno, la Marsica e la Valle Peligna potranno “sottrarsi” all’accorpamento con L’Aquila e con la sua Asm, la società dell’igiene che si porta dietro un dettaglio da 8 milioni di debiti. Grazie a queste cinque righe e mezzo, che adesso tutti si intestano come una vittoria, il centrodestra ha deciso di spostare in avanti l’orologio della fusione dei tre Comuni pescaresi. Ma non è tutto: Luca De Renzis, Leonardo D’Addazio e Verrecchia, tutti di FdI, hanno tirato fuori dal cilindro una sorpresa: «A distanza di oltre 10 anni dalla prima proposta, la convocazione di una consultazione referendaria consultiva si configura come un adempimento tecnico-giuridico indefettibile per verificare la persistenza dell’interesse pubblico e sanare il deficit di rappresentatività democratica accumulatosi nel tempo», recita la risoluzione dei tre. «Non vogliamo mettere in discussione il percorso avviato», spiegano De Renzis, D’Addazio e Verrecchia, «ma dare piena voce ai cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Intendiano verificare se il sentimento popolare registrato all’epoca sia rimasto immutato e se i cittadini riconfermino con convinzione la volontà espressa all’epoca, oppure se gli orientamenti e le aspettative delle comunità siano cambiati».

«Il rinvio del processo di fusione per la nascita della nuova città di Pescara non è sicuramente determinato dalla paura del giudizio elettorale, nessuno ha avuto o ha paura del giudizio elettorale, nessuno ha paura di misurarsi col consenso, ma si tratta solo di fare le cose perbene», dice Sospiri a fine seduta, «o quello che è un grande sogno, la costituzione di una comunità di quasi 200mila abitanti, a 100 anni dalla prima unione, diventerà un grande pasticcio. Noi vogliamo che il sogno diventi realtà senza fare pasticci». (p.l.)