L’attacco hacker all’Aca di agosto: «Rubati anche i dati dell’utenza»

20 Ottobre 2026

Due mesi dopo emerge dalle indagini che l’infiltrazione ha colpito codici fiscali, contatti e matricole.

E l’azienda ora invita a diffidare di e-mail, sms e pec che richiedano credenziali o saldo di somme

PESCARA

«Non sappiamo nulla sull’entità, l’ampiezza e il perimetro di questo attacco, ma voglio che sia chiaro: riguarda solo i documenti del settore tecnico, l’utenza non è coinvolta», così diceva al Centro la presidente Aca (la società pubblica che gestisce il servizio idrico integrato in 64 comuni abruzzesi) Giovanna Brandelli quando, il 3 settembre scorso, sul giornale usciva la notizia dell’attacco hacker subìto dalla stessa società lo scorso 28 agosto. L’intrusione nei sistemi, secondo le informazioni fornite dalla stessa presidente, avrebbe dovuto interessare «soltanto i progetti tecnici interni della società».

Gli accertamenti hanno però dimostrato il contrario, dato che l’attacco informatico ha comportato l’accesso non autorizzato ai dati dell’utenza come: nome, cognome, codice fiscale dell’intestatario dell’utenza, indirizzo della fornitura con ubicazione e dati dell’utenza idrica, indirizzo e-mail, numero di telefono, oltre a dettagli tecnici dell’utenza come il numero di matricola del contatore. I rischi? Potenziali tentativi di truffa e phishing (una truffa informatica in cui un malintenzionato si finge un ente affidabile come banca, corriere o ente pubblico ndr) condotti via e-mail, telefono, WhatsApp o sms attraverso comunicazioni ingannevoli e strutturate per sfruttare i dati anagrafici.

«NON SAPEVAMO NULLA»

«Perché era stato detto che l’utenza non era coinvolta? Perché a quella data non sapevamo nulla», dichiara il direttore generale di Aca Marco Santedicola, «le operazioni di ripristino sono durate oltre un mese: adesso abbiamo cognizione di quello che è stato esfiltrato e, quindi, all’epoca non potevamo dire nulla, anche perché c’erano – e ci sono ancora oggi – indagini in corso».

Sul caso continuano infatti a indagare la Procura e la polizia postale, ma ripercorriamo le tappe della vicenda: lo scorso 28 agosto, con l’avvio delle attività di transizione al nuovo sistema gestionale, l’Aca spa subisce un attacco hacker e la società presenta una denuncia contro ignoti alla Procura tramite la polizia postale che trasmette la notifica al Csirt Italia (struttura nazionale italiana per la prevenzione, la gestione e la risposta agli incidenti di sicurezza informatica) e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn).

LA SOCIETÀ SOTTO ATTACCO

L’episodio coincide con un periodo di riorganizzazione per l’azienda, che comporta la chiusura temporanea di alcuni sportelli e la sospensione delle attività del front office fino al 13 settembre. Intanto, il 31 agosto viene inoltrata la notifica della possibile violazione dei dati al Garante per la protezione dei dati personali e, due giorni dopo, la presidente Brandelli dichiara: «Abbiamo accertato che c’era qualcosa che non andava nei server dei file aziendali e, quindi, abbiamo fatto tutte le verifiche del caso, l’attacco è ancora in corso ma non abbiamo aggiornamenti». La relazione definitiva per gli aspetti informatici viene trasmessa infatti un mese dopo (il 30 settembre) e il 6 ottobre viene inoltrata la notifica definitiva al Garante Privacy.

LA GUIDA ANTI-TRUFFA

Poi, lo scorso 9 ottobre, arriva la comunicazione sul sito. «Non possiamo sapere quante persone sono state coinvolte, ecco perché abbiamo informato tutta l’utenza, ma è importante rassicurare i cittadini sul fatto che l’attacco non ha interessato i sistemi di gestione e controllo del servizio idrico e non ha determinato interruzioni nell’erogazione dell’acqua», precisa Santedicola.

«La nostra è un’azienda che gestisce un servizio essenziale e, proprio per questo, la sicurezza informatica rappresenta una priorità assoluta. Abbiamo agito con tempestività, responsabilità e trasparenza, rispettando tutti gli obblighi di comunicazione previsti dalla legge». L’Aca invita infine l’utenza a diffidare di e-mail, pec, sms, messaggi Whatsapp e telefonate sospette che richiedano la condivisione di credenziali, codici di accesso, conferme di dati bancari o il pagamento di somme di denaro.

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