Le spiagge sono semideserte «I turisti snobbano la città»

I balneatori: «Presenze crollate del 25%». Ma nei ristoranti la clientela resiste
PESCARA. A Pescara il turismo è in calo. Ad una manciata di giorni dalla conclusione della stagione estiva 2018, il quadro che emerge tra gli operatori del settore non è incoraggiante.
L’assenza di persone lungo le spiagge della costa pescarese sembra essere l’aspetto più critico, sottolineato senza troppi giri di parole dai balneatori. Al contrario, regge il settore della ristorazione e quello degli eventi pubblici, come concerti o Notti bianche, anche se non appare sufficiente a trainare il carrozzone.
La riduzione dei collegamenti aerei, così come l’assenza di quelli marittimi con la Croazia, viene indicata come importante concausa del calo, confinando il turismo locale all’interno del territorio regionale. Di questo avviso è Christian Summa, ristoratore e presidente dell’Associazione Pescara Vecchia: «È un turismo mordi e fuggi, fatto prevalentemente da gente proveniente dalle zone limitrofe. Bisogna rilanciare l’aeroporto, ripristinando le rotte con il nord Europa. Ma anche quelle marittime con Hvar e Spalato». E aggiunge la sua idea: «Un molo galleggiante porterebbe a Pescara le navi da crociera». Quindi uno sguardo interno: «A Pescara Vecchia la tipologia di utenza è cambiata. Oggi l’età si è alzata parecchio. Negli ultimi anni hanno aperto tanti nuovi locali, fortunatamente sempre pieni». Lo segue nell’analisi Mario Troisi, presidente di Fiba Confesercenti: «Vedo gli stabilimenti più vuoti. Le persone preferiscono andare nei tratti di spiaggia libera e portare cibo da casa». Poi aggiunge: «Bisogna capire che tipo di turismo si vuole fare, se per famiglie o per ragazzi. Se un imprenditore apre un locale e poi arriva l’ordinanza che impone di abbassare le saracinesche a mezzanotte, il gioco non vale la candela». A rincarare la dose ci pensa Riccardo Padovano di Sib Confcommercio: «Siamo di fronte ad un’altra stagione da dimenticare», attacca senza fronzoli. «Abbiamo registrato un calo di oltre 25 punti percentuali, colpa del maltempo ma anche della crisi. Nonostante i prezzi bloccati dal 2014, molte persone non hanno riconfermato ombrelloni e palme stagionali. E poi ci si è messo il brutto tempo di Ferragosto a dare il colpo di grazia».
Quindi lancia la sua proposta: «Servono pacchetti per portare gente in Abruzzo, che uniscano il mare, l’enogastronomia e il divertimento. Non parlo solo di chi vive nell’entroterra, ma anche i romani. L’area di Roma est conta 2 milioni di persone, è un bacino d’utenza dal quale attingere». L’analisi diventa ancora più negativa se ci si rivolge ai diretti interessati, scontenti, per usare un eufemismo, del trend 2018. Pierluigi Iervese, titolare dei lidi Ippo beach club e Ippo 2, sulla riviera sud, è netto: «A Pescara il turismo non esiste. La nostra clientela è solo locale. Viviamo in una città fantastica che non è in grado di sfruttare le sue risorse. Quest’anno i lavori sul lungomare ci hanno ulteriormente penalizzato, ma nel complesso non vedo perché un turista debba venire nella nostra città».
E non è il solo. Stefano Cardelli, titolare di Nettuno, rilancia: «Le spiagge sono vuote e il turismo è assente. Abbiamo solo clienti che arrivano dall’entroterra e i pochi che vengono da fuori regione ci vedono come persone non in grado di sfruttare le risorse a disposizione. Per fortuna ci salviamo con la ristorazione e le serate». Anche Luca Cardano di Alcyone la pensa allo stesso modo: «Nonostante le palme siano tutte prenotate, le persone vengono meno al mare. Per fortuna nel mio stabilimento gli eventi non mancano e il ristorante è pieno, anche grazie agli alberghi che indirizzano qui i vari clienti».
A proposito di strutture ricettive, a fare un primo bilancio, non definitivo, è il presidente di Federalberghi Emilio Schirato: «Rispetto all’anno passato registriamo un calo di 1-2 punti percentuali, colpa soprattutto del maltempo arrivato nei mesi di giugno e luglio. Del resto, il nostro turista viene qui per godersi il mare, se non può farlo non ha altri grandi motivi. Tuttavia, la settimana di Ferragosto è stata in linea con quella del 2017, per questo attenderei la fine del mese per un quadro più completo». Poi un quadro sulla tipologia di turista che sceglie la città di Pescara: «Prevalentemente italiano, anche se qualcosa si sta spostando. Rispetto alla media nazionale che vede una situazione di sostanziale parità tra turismo locale ed estero, fino al 2014 a Pescara solo il 15% proveniva da fuori Paese. Adesso siamo intorno al 30%, un numero composto prevalentemente da spagnoli, francesi e anglofoni».
Ma se da un lato ci sono gli operatori che si lamentano, dall’altro l’assessore al turismo del Comune di Pescara Giacomo Cuzzi, pur senza fare voli pindarici, elenca una serie di numerici che dicono cose diverse: «Non c’è stata crescita ma neanche un calo rispetto all’anno scorso. Anzi, nel biennio 2015-2017 siamo passati da 188mila a 255mila presenze sul territorio pescarese. Anche grazie all’introduzione della tassa di soggiorno, siamo riusciti a reperire risorse preziose da reinvestire nel settore».
Quindi chiama a sostegno della sua tesi i numeri riportati da Il Sole 24 ore: «Pescara è passata dal 78° al 3° posto nella guida su cultura e tempo libero ed è al 3°posto in Italia per l’apertura di attività enogastronomiche». Ma lo stesso Cuzzi riconosce la necessità di ulteriori iniziative: «A breve lanceremo il bando per il ripristino dei traghetti con la Croazia, che anche se in passato hanno generato più che altro turismo in uscita, sono importanti perché portano in città le persone che vogliono imbarcarsi. Poi occorre aumentare le rotte aeree, pensare ad un albergo di lusso e puntare alla Bandiera blu».
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