Marsilio: «Caro Di Donato ho Roccaraso nel cuore»

Dal governatore niente scuse ma chiarisce la sua critica alle strutture ricettive
PESCARA. «Roccaraso è nel mio cuore. La mia frase critica sulle strutture ricettive voleva essere uno stimolo che riguarda l’intero Abruzzo. C’è una carenza regionale oggettiva che non dipende dai luoghi bellissimi della mia regione. Io metto la croce su certa politica che per decenni non ha investito».
Non sono vere e proprie scuse quelle di Marco Marsilio ma un chiarimento sulle sue parole che hanno generato reazioni inviperite, a partire dal sindaco di Roccaraso Francesco Di Donato. «A Roccaraso non ci sono alberghi di livello importante, adeguati alla Serie A e a quel tipo di clientela», sono state le parole del presidente, durante una intervista su Rete 8, che hanno generato un vespaio di polemiche. Ma oggi il governatore torna su questo tema per fare chiarezza. E decide di farlo con un’intervista al Centro, in cui spazia anche in molti altri argomenti come l’emergenza Covid, i fondi per le imprese, il caso A14 e, per finire, i rapporti con la Lega in giunta. Ecco cosa dice.
Presidente Marsilio, togliamoci subito il dente che duole. La sua dichiarazione sulle strutture ricettive di Roccaraso: è così o voleva esprimere un altro messaggio?
«Il mio messaggio è duplice. Il primo è che il ritiro del Napoli a Castel Di Sangro è un’opportunità enorme per l’Abruzzo e soprattutto per le aree interne. Credo che sia la prima volta che la Regione investa così tante risorse per portare turismo in maniera destagionalizzata con un accordo a lungo termine, sei anni rinnovabili, che consente di fare investimenti per la crescita. Il secondo aspetto è che nei territori dell’Alto Sangro e della Valle Peligna, se messi in condizioni di poter fare conto su una stagione allungata e su maggiori entrate, si può stimolare anche la crescita delle strutture ricettive».
Quindi quella frase voleva significare altro oppure oggi chiede scusa?
«Roccaraso è talmente nel mio cuore e nella mia considerazione che, l’anno scorso, ho portato una manifestazione nazionale del mio partito proprio in quella sede e in quegli alberghi. Se l’avessi disprezzata o poco considerata non avrei fatto arrivare lì centinaia di persone da tutt’Italia».
E le scuse?
«Le rispondo così: il problema c’è ma riguarda tutto l’Abruzzo, che ha un punto debole della sua offerta turistica nelle strutture ricettive che per decenni non sono state messe nelle condizioni di poter fare investimenti sulla crescita. Sono poche le strutture in Abruzzo che sono riconosciute a 5 stelle, resort di qualità, tant’è che sono andato di persona a celebrare l’apertura a Fossacesia di uno dei pochi alberghi ad oggi di quel livello. Ma non metto la croce addosso agli imprenditori, le responsabilità vanno sempre distribuite: c’è anche una politica che, in Abruzzo, per decenni non ha investito sulla promozione turistica, sul marketing territoriale. Noi lo stiamo facendo e il ritiro del Napoli calcio fa parte della logica di portare qui grandi eventi per far conoscer la regione in giro per l’Italia e per il mondo. Aurelio De Laurentiis, a Castel di Sangro, ha scoperto una realtà che non conosceva e ha toccato con mano il livello sia dell’impiantistica sportiva che dell’offerta dell’ospitalità».
Ma chiedere scusa per lei è una sconfitta o una vittoria?
«Dipende se si ha ragione o torto».
C’è però chi dice che un milione per il Napoli siano soldi eccessivi e spesi male. Come risponde?
«Che la madre dei cretini è sempre incinta. In tutt’Italia e nel mondo c’è la lotta ad accaparrarsi le grandi squadre professionistiche perché sono un veicolo straordinario di crescita e di promozione del territorio. Quello che noi diamo al Napoli ci viene restituito dieci volte tanto in termini di promozione e di presenze».
Ma bastano secondo lei uno spot televisivo e gli aiuti del Cura Abruzzo 2 per far ripartire la regione?
«Le misure che abbiamo messo in campo sono importanti, abbiamo raschiato il fondo del barile anche se quello che possono fare le Regioni rispetto allo Stato e all’Europa è poca cosa. Se non arrivano i soldi veri e pesanti dell’Italia e dell’Europa, o se arrivano troppo tardi, ciò che noi stiamo facendo rischia di restare un pannicello».
Quando, secondo lei, arriveranno questi soldi molto attesi, soprattutto da oltre 50mila imprese abruzzesi?
«La previsione ottimistica è quella che entro luglio potremo avere l’approvazione al Cipe della riprogrammazione dei fondi e che siano disponibili nelle settimane successive».
Tocchiamo un altro nervo scoperto: l’autostrada A14. Lei ha invitato gli abruzzesi a chiedere risarcimenti, come?
«Non è così. Lo farà la Regione. Ho già demandato agli uffici dell’avvocatura di predisporre in analogia con quanto sta facendo il mio collega in Liguria, una richiesta di risarcimento danni che riguardi la generalità dei cittadini e della Regione che li rappresenta».
Ma occorre studiare alternative all’A14. Proprio oggi (ieri ndr) il senatore Luciano D’Alfonso sul Centro definisce lei un dilettante quando parla di terza corsia e fa, a sua volta una proposta, ossia il passaggio all’Anas del tratto di Statale 16 di Silvi con una ipotetica variante. Come risponde?
«D’Alfonso può dire quello che vuole. La realtà è che quando io sono arrivato in Regione nessun professionista, visto che io sarei il dilettante, ha mai chiesto ad Aspi di fare la terza corsia e soprattutto nessuno è mai riuscito ad impegnare il ministero ed Aspi a realizzarla. Si sono fermati a Sant’Elpidio. Io invece ho posto subito il tema principale, poi non tocca a me fare il progetto. Questo spetta al ministero e Aspi. Serve capire la volontà politica del ministero di accogliere questa richiesta, di sostenerla e di costringere Aspi a realizzare un’infrastruttura che per me è decisiva, perché, come i fatti dimostrano, non basta riaprire i viadotti e mettere a posto due gallerie. Il traffico c’è sempre, quando poi viene bloccato da lavori e restringimenti di carreggiata diventa una tragedia essendo la struttura al collasso. Ma nessuno ha programmato per tempo le infrastrutture necessarie all’Abruzzo e ci ritroviamo indietro di 20-30 anni su tutti i fronti».
L’ospedale solo Covid di Pescara ci dà la tranquillità, però domenica si è verificato un difetto di comunicazione. Mentre la Regione dava un dato sulle nuove infezioni dicendo che c’era stato un solo caso, il sindaco di Chieti affermava di essere stato informato dal dg della Asl di 5 nuovi contagi ed ha allertato l’intera popolazione. Non sarebbe il caso di essere più sinergici?
«Quella comunicazione è avvenuta in perfetta sinergia. Regione, Comune e Asl si sono consultate tra di loro convenendo che il sindaco avrebbe fatto l’annuncio. Non c’è stato alcun cortocircuito. Mentre veniva preparato il consueto comunicato è successo che sono iniziati ad arrivare i primi risultati di un altro stock di campioni. Se avessimo atteso burocraticamente gli eventi, li avremmo resi noti con il bollettino di oggi (ieri ndr). Era però opportuno comunicare tutto il prima possibile e lo abbiamo fatto in fretta».
Altra domanda: dov’è finito il suo progetto di concertazione con tutti i sindaci abruzzesi?
«È in corso. Purtroppo abbiamo dovuto trasferirlo su una piattaforma telematica per il Covid».
L’ultimo quesito è politico. In giunta si sente sotto scacco della Lega? E l’obiettivo di Fratelli d’Italia è il sorpasso in Abruzzo a quel partito?
«Il mio partito fa il suo lavoro, come lo fa la Lega, per raccogliere il maggior numero di consensi. Il sorpasso vero e significativo sarebbe quello nei confronti degli avversari per prendere la maggioranza assoluta e governare non solo l’Abruzzo, ma anche l’Italia. Dopodichè la Lega è mia alleata, con la quale collaboro per portare avanti l’amministrazione insieme alle altre forze di maggioranza. Tutte mie amiche».

