Medjugorje è sotto esame ma per chi va è soprattutto un’esperienza di preghiera

PESCARA. «Alcuni esagerano l'importanza di questi fenomeni, come se fosse quasi un dogma. Anche quando la Chiesa si è dichiarata a favore di eventi di questo genere nessun cattolico è obbligato ad...
PESCARA. «Alcuni esagerano l'importanza di questi fenomeni, come se fosse quasi un dogma. Anche quando la Chiesa si è dichiarata a favore di eventi di questo genere nessun cattolico è obbligato ad andare là o a crederlo». Così il Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il card. Gerhard Mueller, parla di Medjugorje, dove secondo alcuni veggenti apparirebbe la Madonna. Intanto il vescovo di Varsavia, Henryk Hoser, sarà nei prossimi mesi nella cittadina bosniaca come inviato speciale del papa, mentre il vescovo di Mostar Ratko Peric, ha di recente riaffermato la sua storica contrarietà al riconoscimento della validità dei fenomeni («Non si tratta di vere apparizioni»). Ma questo dibattito non intacca la fede dei pellegrini abruzzesi. Molti sono coloro che partono per Medjugorje, sia da Pescara, sia dall'intera regione. E chi non solo per una volta, ma ripetutamente, come Francesca Di Masci, 43 anni, una parrocchiana della basilica della Madonna dei sette dolori di Pescara. «Si tratta di un'esperienza moto forte», racconta al Centro, mentre sottolinea che «la fede è qualcosa di molto personale» , tanto per rimarcare che parlarne ad un giornale rende la testimonianza un momento di violazione del sentire profondo. Ma Di Masci non si sottrae nel comunicare il viaggio interiore che si compie nel luogo santo. «Si tratta di un'esperienza molto profonda», continua, «si prega in ogni luogo e ovunque si respira questo senso profondo. Io sono stata già due volte», riferisce, «e ora, in maggio, proprio quando cadranno i cento anni dalla prima apparizione della Madonna ai tre veggenti, tornerò per una terza volta. È un posto come quello di Lourdes», prosegue la fedele, «stando almeno a quanto mi dicono coloro che sono stati in quel luogo della Francia, visto che io non ci sono mai andata. Per Medjugorie, ci sono parrocchie, come la nostra della Madonna dei sette dolori, le quali organizzano viaggi due volte all'anno».
Ed è la sacralità del posto, che Di Masci vuole mettere in rilievo. «È un luogo in cui raccogliersi in preghiera e a Madjugorje è ancora più semplice farlo», osserva, «perché tutti coloro che ci vanno, lo fanno per lo stesso motivo». Lontana, poi, agli orecchi di Di Masci, è la eco suscitata dalle dichiarazioni del vescovo di Mostar: «Non entro nel merito di questa questione e non conosco le motivazioni che abbiano spinto il vescovo in quelle affermazioni», fa notare Di Masci, «e quindi non commento. Anche se mi dispiace che abbia detto quelle cose. Ciò che a me interessa è il raccoglimento e l'unione che a Medjugorje si colgono. Io non vado a Medjugorje per vedere se c'è il sole che si muove. Io vado a Medjugorje per pregare, e tutto ciò che c'è intorno, non mi appartiene».
Vito de Luca

