«Noi viviamo in ostaggio dei tossicodipendenti: ci minacciano con i coltelli»

Sfogo dei cittadini accanto agli ex palazzi Clerico trasformati in accampamento «Ci rubano anche scarpe e vestiti che lasciamo fuori casa, impossibile vivere così»
PESCARA. «Abbiamo paura che possa finire male: i tossicodipendenti che occupano gli ex palazzi Clerico girano per il quartiere con i coltelli in tasca. Sono dei disperati e non si sa cosa potrebbero farci». Nei ruderi che svettano da decenni lungo via Tavo, accanto al Ferro di cavallo che ogni giorno si sbriciola, va in scena la solita processione di fantasmi: i residenti della zona li conoscono uno per uno. Li chiamano così: «Quello è “il rasta” ed è il più cattivo, poi quegli altri sono “la signorina” e “il ciclista”. Entrano ed escono dai palazzi abbandonati come se fosse casa loro; la recinzione è stata distrutta e nessuno la ripara», dicono i cittadini davanti alla lamiera che si muove con il vento.
Nei ruderi a un passo da via Tiburtina con le sue attività commerciali c’è una baraccopoli: ci sono le camere da letto con gli specchi, i comodini e i ripiani per saponi, profumi e detersivi; le cucine con le posate e il barbecue; i salotti con le sedie sdraio; e poi una fila di bici rubate e un tappeto di siringhe, bottiglie e rifiuti. Dai palazzi vicini, i residenti possono vedere cosa succede lì dentro: si consuma la droga, si fa sesso, si bivacca al tempo di musica. I video girati con i telefonini raccontano scene di degrado che anche i bambini possono vedere affacciandosi dai balconi.
«Se proviamo a dire agli abusivi di andarsene, ci minacciano: sono persone che non hanno niente da perdere. Ci hanno mostrato anche i coltelli», dicono i residenti in bilico tra rabbia e rassegnazione. E non è soltanto il racconto di una leggenda: dopo la seduta della commissione Sicurezza che lunedì scorso si è svolta proprio all’ingresso degli scheletri dei palazzi, è sicuro che i tossicodipendenti abbiano con sé almeno dei coltelli. Lo dimostra una fotografia che è stata scattata durante la riunione quando il presidente Armando Foschi della Lega è entrato nel sito passando dalle lamiere scardinate: in quel momento una donna priva di sensi era stesa a terra; a poca distanza c’era anche un uomo che dormiva e, accanto, a lui, come si vede nella foto con il cerchio rosso in alto a sinistra, c’è un coltello.
I residenti raccontano la mappa dei movimenti e tracciano le linee della droga: al mattino, i tossicodipendenti escono alla spicciolata e si disperdono nelle vie del quartiere alla ricerca di soldi. «Su via Lago di Capestrano», dicono gli abitanti, «stazionano vicino al distributore dell’acqua, bevono e lavano le siringhe; camminano di continuo nei pressi della rotatoria con via Tiburtina verso i supermercati della zona; vagano tra il parco di via Cetteo Ciglia, il sottopasso del ponte della Libertà e la piazza di fronte alla chiesa degli Angeli Custodi». L’obiettivo dei tossicodipendenti è mettere insieme un po’ di soldi per comprarsi le dosi: «E per questo rubano un po’ di tutto quello che gli capita a tiro», dicono, «anche le scarpe che lasciamo fuori di casa, i vestiti, gli spiccioli nelle macchine».
Sul caso Rancitelli, tra spaccio, minacce e degrado, c’è anche un esposto presentato al questore Luigi Liguori dalla consigliera della Lega Maria Luigia Montopolino in qualità di presidente della commissione Politiche sociali: nell’esposto, la consigliera ricostruisce gli stessi movimenti degli spacciatori nel quartiere. La consigliera ha portato il caso anche a una riunione con il prefetto Giancarlo Di Vincenzo e i vertici delle forze dell’ordine: «La nostra polizia locale non è sufficiente», dice.
Di notte, negli ex palazzi Clerico si radunano in una ventina: «Con lo sgombero e l’abbattimento del Ferro di cavallo, la situazione è soltanto peggiorata», affermano i residenti che assistono al viavai lungo via Tavo.
Dopo la seduta di commissione con l’intervento di polizia locale, polizia e carabinieri, a breve il sindaco Carlo Masci potrebbe firmare un’ordinanza per la messa in sicurezza del sito. Secondo quanto riferito da Foschi, «lo scorso giugno l’ufficio Ambiente del Comune aveva emesso l’ennesima ordinanza dirigenziale per imporre agli eredi Clerico la bonifica immediata dell’intera area e l’installazione di una recinzione realmente invalicabile, nell’attesa che decidano se abbattere o meno i ruderi. Quell’ordinanza scaduta nei giorni scorsi purtroppo è rimasta disattesa, e ora l’amministrazione comunale procederà con gli atti consequenziali, compreso l’interessamento della Procura della Repubblica».

