Rapisce un ragazzo per 200 euro: rischia fino a 30 anni di carcere

Un marocchino ha rinchiuso in casa e pestato un giovane pescarese: la madre costretta a pagare L’imputato ha anche tentato di strozzare con la cintura dell’auto il patrigno della vittima: «Ti scanno»
PESCARA. Rischia fino a 30 anni di carcere per un rapimento che gli ha fruttato appena 200 euro. Driss El Amri, marocchino di 24 anni, è finito sotto processo con le accuse di sequestro di persona a scopo estorsivo e lesioni personali aggravate. L’episodio è avvenuto a Pescara lo scorso 26 marzo, ma la competenza – considerando la gravità delle contestazioni – è della Corte d’assise di Chieti.
Quel giorno, stando alla ricostruzione della polizia, Driss ha incontrato una coppia di italiani: M.C., pescarese di 22 anni, e V.B. (20), di origini milanesi. I tre si sono drogati insieme. Poi il marocchino, con una scusa, è riuscito ad attirarli nella sua abitazione. Qui hanno assunto altro stupefacente. Dopo un po’, però, è scattata la trappola. Il marocchino ha cominciato ad accusare M.C. di avergli rubato una parte della droga. Per il giovane pescarese, è stato l’inizio di un incubo. Per dirla con le parole del pubblico ministero Stefano Gallo, l’imputato «privava della libertà personale M.C. per costringerlo a consegnare una somma di denaro come prezzo per la sua liberazione». In particolare Driss, armato di coltello, «dietro minaccia di morte e di violentare la compagna V.B.», lo ha picchiato «continuamente fino a rompergli il naso». A quel punto, il marocchino ha iniziato a chiedere soldi, obbligando la vittima «a contattare la sorella per farle fare un versamento di denaro su una carta di credito Postepay» e, al tempo stesso, la costringeva «a tranquillizzare la donna che voleva sue notizie e le motivazioni del versamento richiesto». Ma la sorella ha compreso subito che qualcosa non andava e ha allertato la madre, che ha proposto un incontro alla stazione ferroviaria di Porta Nuova per consegnare i soldi. Il marocchino ha accettato la soluzione, prendendo i 200 euro e liberando il 22enne. La mamma della vittima ha però avvisato la polizia e sono partite le indagini che, il mese successivo, sono sfociate nell’arresto: l’ordinanza di custodia cautelare gli è stata notificata in carcere, a Bari, dove era detenuto per altri reati.
Ma gli inquirenti contestano a Driss anche un altro episodio: in questo caso a essere vittima di estorsione è stato il compagno della madre di C.M. Il 22 marzo, ossia quattro giorni prima del sequestro di persona, l’imputato ha costretto A.C., 67 anni, originario di Rapino (Chieti) e residente a Pescara, a consegnargli 15 euro. L’uomo conosceva El Amri a tal punto da «temerlo ed evitare di incontrarlo», sottolinea il pm. Ma il marocchino, con il volto coperto e in compagnia di una donna, è riuscito a salire sulla sua auto, terrorizzandolo con frasi del tipo: «Se non me li dai io ti sfregio, ti riempio di botte, ti lascio in mezzo alla strada sanguinante, mi prendo la macchina e la vado a vendere». L’uomo si è convinto a dare i soldi richiesti dopo che Driss gli ha sferrato «un forte ceffone sul volto, dicendogli che era solo un “assaggio”». Ma non è finita qui: l’imputato ha puntato una chiave al collo del malcapitato, minacciando di «scannarlo» e obbligandolo a dirigersi verso casa per prendere altro denaro. A.C., però, è passato davanti ai carabinieri e si è fermato all’improvviso «suonando il clacson e sottraendosi così alle ulteriori richieste estorsive, nonostante che Driss cercasse di strozzarlo stringendogli la cintura di sicurezza al collo». L’udienza in programma ieri, davanti alla Corte d’assise, presieduta da Guido Campli, è stata rinviata per un errore di notifica. Si torna in aula il 19 dicembre. El Amri rischia una maxi condanna: il solo «sequestro di persona a scopo estorsivo» prevede la reclusione da 25 a 30 anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

