Ravasco, servono 600mila euro «Non rientrano i soldi delle rette»

La madre generale arrivata da Roma sollecita i pagamenti dei genitori e chiede aiuto alla politica Sospiri: allo studio una legge per gli istituti paritari. Masci: avrei voluto che ci fosse anche il vescovo
PESCARA. Il Ravasco «avrebbe bisogno di almeno 600mila euro per completare il triennio, 200mila euro l’anno. In questo modo riusciremmo a non chiudere media e licei e tenere aperta la scuola» così come chiedono famiglie e studenti in lotta per salvare lo storico istituto attivo da un secolo.
È il miracolo auspicato dalla madre generale, suor Graziella Montemagni arrivata da Roma ieri per una visita istituzionale nell’istituto “Eugenia Ravasco” di viale Bovio, accolta dalla dirigente scolastica suor Angelica Zippo, dalla vicaria economa Beatriz Velasquez e dal legale della scuola, Fabio Ferrara. La madre generale ha incontrato le famiglie e tentato di placare gli animi surriscaldati dalla notizia della ventilata chiusura dei due rami di studio.
C’erano un centinaio di genitori, raccolti ieri pomeriggio nell’aula magna delle elementari del Ravasco, in attesa del sindaco Carlo Masci (corso da Rancitelli a viale Bovio affiancato dal presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli) e del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri che al loro arrivo hanno rassicurato la platea: «Faremo la nostra parte, ma nell’ambito del rispetto delle leggi». Per i miracoli, dunque, c’è da attendere.
I genitori hanno ascoltato, contestato e applaudito le parole dei rappresentanti istituzionali che comunque hanno fatto capire di non avere la bacchetta magica e che l’operazione richiede i suoi tempi anche se «cercheremo di dare risposte nel giro di una settimana». Regione e Comune si riservano di capire lo stato debitorio della scuola che non riesce a far fronte ai pagamenti perché «non abbiamo sufficienti rientri dalle rette» provano a spiegare le suore, mortificate, alla platea sempre più nervosa, «la decisione di chiudere è un dolore anche per noi, umanamente siamo colpite, ma non ce la facciamo più ad andare avanti».
Il tempo stringe. Mancano 4 mesi alla fine dell’anno scolastico e «ora dobbiamo studiare in fretta due leggi regionali, una del 1978 e una del 1984» per capire, «attraverso una serie di simulazioni, se è possibile fare una nuova legge per aiutare gli istituti paritari che sono in difficoltà, quindi anche il Ravasco, per il quale non è possibile fare una legge ad hoc» ha chiarito Sospiri che ha intenerito l’uditorio quando ha rivelato che «in questa scuola ha studiato anche mia madre» scomparsa da tempo.
Masci, che ha mandato i suoi due figli a studiare al Ravasco, ha preso il microfono e chiamando a sé la madre generale, ha tuonato: «Il Comune farà la sua parte insieme alla Regione. Ho sempre creduto che la vera battaglia da ingaggiare fosse la parità scolastica affinché i genitori possano scegliere liberamente come educare i propri figli ma accanto a me, oggi, avrei voluto che ci fosse il vescovo» monsignor Tommaso Valentinetti. «Andremo da lui» è stata la risposta delle famiglie in sala. Il paradosso è che gli stessi genitori, una parte perlomeno, che da giorni manifestano contro la chiusura parziale dello storico istituto di viale Bovio, sono gli stessi che nell’anno scolastico 2019-2020 hanno accumulato un debito di rette non pagate (dai 2000 ai 3400 euro annui) pari a 54 mila 815 euro.Spiegano, i vertici scolastici, slide alla mano, che a fronte di un costo complessivo e annuale del personale per la scuola secondaria di primo e secondo grado di 565 mila 524 euro, sono rientrati ricavi provenienti da rette di 424,590, con una perdita di 140 mila euro 934. Di qui, i rapidi conti, «200mila euro l’anno basterebbero per salvare la scuola», delle suorine che rivelano di pagare gli stipendi dei docenti «con le nostre pensioni».

