Sciopero massiccio dei bancari Chiuso il 90 per cento delle filiali

31 Gennaio 2015

La battaglia per il nuovo contratto: a rischio ferie e periodi di malattia, timori di trasferimenti selvaggi Trivelli (Fisac Cgil): risultato oltre le aspettative, ma in gioco è il ruolo delle banche sul territorio

PESCARA. Filiali chiuse e dipendenti in sciopero: a Pescara come in tutta Italia lo sciopero dei bancari (circa mille) ha funzionato con un’adesione, secondo dati della Fisac Cgil, di oltre il 90 per cento dei dipendenti. «Sono dati molto elevati», commenta Francesco Trivelli, segretario regionale della Fisac Cgil, che ha fornito i numeri che pubblichiamo a destra. «Alla Caripe sono rimaste aperte 7 filiali su 49 con 300 dipendenti su 332 che hanno aderito allo sciopero. Anche all’Unicredit ha aderito il 90 per cento del personale, stessa cosa alla Tercas, con 730 dipendenti in sciopero su 800 e alla Carichieti, dove su 65 filiali ne sono rimaste aperte solo cinque. Dati assolutamente superiori alle nostre aspettative», va avanti il sindacalista che però dice: «Adesso inizia la battaglia vera». Una battaglia in cui i bancari si giocano il posto di lavoro e i diritti che il vecchio contratto, scaduto il 30 giugno del 2014, ma prorogato fino al 31 marzo 2015 si porta via. «Per l’Abi», spiega Trivelli, «i contenuti del vecchio contratto non hanno più valore, lo vogliono riformulare completamente e di fatto dal primo aprile noi non avremo più un contratto».

Una circostanza che va a minare e a cancellare una serie di diritti. Ad esempio: l’orario di lavoro passerebbe da 37 ore e mezzo a 40 alla settimana, ci sarà la cancellazione delle salvaguardie previste contro i trasferimenti selvaggi, della tutela legale in caso di provvedimenti giudiziari legati all’attività lavorativa e le ferie da 22, massimo 26 giorni, scenderanno a 20 giorni. E ancora: nessun obbligo di formazione retribuita in orario di lavoro e, in caso di malattia (ed è forse questo uno dei punti più odiosi se si pensa ai malati oncologici che devono sottoporsi a cure) la riduzione del periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro. A rischio anche i buoni pasto, gli scatti di anzianità, le provvidenze per studio ai lavoratori e ai figli studenti. «Uno sfacelo», commenta ancora il sindacalista che, come hanno ribadito compatti i colleghi delle altre sigle sindacali che hanno aderito allo sciopero (Fisac Cgil, Fiba Cisl, Uilca, Fabi, Unifin, Ugl Credito, Dir Credito), «senza contratto le banche potranno fare quello che vogliono. Ma la cosa più grave», sottolinea Trivelli, «è che se le banche dicono no a questo contratto significa che stanno così male perché hanno distrutto il credito nel territorio. È tempo che i banchieri, che consentono al management di guadagnare fino a cento volte di più dei dipendenti, prendano a cuore lo sviluppo del territorio e la possibilità di trattare con noi. In Abruzzo praticamente non esiste più una banca locale, e questo significa che è stato distrutto, dai banchieri, il patrimonio di questo territorio. Perchè ricordiamoci che una banca lavora con il territorio. E se le banche stanno male non è solo per la crisi, ma perché hanno prestato soldi a chi non aveva le capacità. Ci stiamo battendo», conclude Trivelli, «per un modello di banca in cui la professionalità del bancario sia a disposizione della collettività».

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