Senegalesi, emergenza sociale «Siamo senza soldi e lavoro»

Ogni giorno bivaccano davanti alla stazione in attesa del nuovo mercato
PESCARA. «Non abbiamo i soldi per mangiare, per pagare l'affitto e nemmeno per aiutare le nostre famiglie, rimaste in Senegal». C'è un malcontento diffuso tra gli ambulanti che fino a cinque mesi fa vendevano articoli più o meno regolarmente al mercatino dell'area di risulta e che da allora, da quando è stato smantellato tutto, non hanno più né arte né parte.
I lavori per realizzare un mercatino sotto uno dei tunnel della stazione ferroviaria sono cominciati ma si sono fermati, per cui una parte di quel sottopasso è stata sistemata e dotata di telecamere ma l'altra parte, più o meno la metà, è rimasta grezza, come prima. E nel cantiere non si muove foglia.
Ormai da mesi gli ambulanti passano le giornate bivaccando negli spazi vicini alla stazione, con thermos, borse frigo e borsoni, e c'è qualcuno che sistema a terra un po’ di merce, tra occhiali da sole e vestiti etnici, mentre altri espongono sul marciapiedi frutta e bevande da vendere agli altri senegalesi, giusto per racimolare qualche soldo. Attendono così che accada qualcosa, ma la preoccupazione cresce, perché andare avanti in queste condizioni non è possibile, e si augurano che prima o poi il mercato apra, anche se non è tutto finito.
Sanno bene che è dura Ndeye Marie Niang, 36 anni, e il marito Gueye Bassirio, 51 anni, che hanno tre figlie e un figlio, dai 3 ai 16 anni, che frequentano la scuola a Pescara, più una quinta figlia rimasta in Senegal. La donna lavorava al mercatino, l'uomo ha fatto il metalmeccanico per 15 anni ma ora il mercatino non c'è più e l'uomo è malato e non è riuscito a trovare un altro tipo di lavoro, se non durante l'estate, quando vendeva la sua merce sulla spiaggia, «ma gli affari non andavano granché bene».
«Vogliamo trovare un'occupazione e rimanere qui a Pescara, dove siamo arrivati nel 1988, ma è complicato», dicono i coniugi. «Siamo stati mandati via da due case, non avendo denaro a sufficienza per pagare l’affitto, ora viviamo in via del Circuito, da qualche mese», ed è impossibile prevedere cosa accadrà se non aprirà il mercatino promesso dal Comune.
È pensieroso anche Issa Seck, che ha 65 anni ed è senza lavoro da quando è stato azzerato il mercatino. «Se andiamo negli altri mercati i vigili ci cacciano via, perché non c’è posto per noi, per cui alcuni restano a casa, altri vanno in giro, e ci ritroviamo qui, vicino alla stazione», dove le giornate passano una identica all’altra, in una situazione di degrado poco edificante, per loro e per la città.
«Io non vendo droga», dice ancora, «non vendo articoli di contrabbando e dopo trent'anni sono senza lavoro, pur avendo la licenza. Dove trovo i soldi per rinnovare il permesso di soggiorno, per la casa e per mangiare? E come faccio a mandare i soldi in Senegal? Non posso neppure tornare lì, dove ho moglie e sei figli, perché non avrei le risorse. Sono dieci anni che non vado a casa. Siamo stanchi di questa situazione per cui mi auguro che il sindaco e il prefetto ci aiutino».
Proprio al Comune andrà a chiedere informazioni Luna Mbaye, presidente della comunità senegalese, che ha chiesto e ottenuto un incontro a Palazzo di città per domani. Non perde l’ottimismo e la calma di sempre ma è chiaramente in apprensione per chi è a braccia conserte ormai da mesi e vive alla giornata.
Al Comune proporrà di attivare il mercato al più presto negli spazi che sono già stati sistemati, per poi proseguire i lavori e aprire anche l'area al momento non riqualificata. «Sappiamo che al momento non ci sono risorse per proseguire l'intervento», dice il rappresentante dei senegalesi, «ma sappiamo anche che c'è il desiderio di portarlo avanti per cui siamo pronti ad aspettare. Credo che nel frattempo sia giusto aprire la prima parte di tunnel agli operatori, per poi continuare i lavori. Sarebbe un segnale importante perché vorrebbe dire superare le condizioni di ghettizzazione in cui sono stati per venti anni, in un mercato senza alcun decoro».
La strada da seguire resta quella del confronto con il Comune, senza proteste di alcun genere. «Siamo pacifici, siamo per il dialogo e siamo pronti ad aspettare. Non chiediamo l'impossibile» e, nel caso in cui il mercato dovesse aprire parzialmente, «dovrebbe essere il Comune a scegliere quali dei 125 operatori ammettere e quali lasciare fuori», altrimenti scoppierebbero delle incomprensioni.
Il rappresentante dei senegalesi conosce tutti i problemi della comunità, sa che «nessuno degli ambulanti è stato inserito nei mercati per cui vanno in giro per le feste, in Abruzzo, ma solo quelli che hanno una macchina, e non sapendo che fare aspettano davanti alla stazione che accada qualcosa. Senza lavoro, però, non ce la fanno ad andare avanti, tante famiglie si stanno disgregando per i problemi economici, non avendo neppure di che mangiare e mancando i soldi per la scuola dei piccoli. Diventa impossibile anche pagare le tasse e sostenere le spese per rinnovare il permesso di soggiorno». Ecco perché deve necessariamentre accadere qualcosa.
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