«Senza stipendio da dieci mesi costrette a ricorrere ai genitori»

9 Giugno 2015

Ennesima protesta delle dipendenti sotto la Regione: non riusciamo a pagare neanche le bollette Il governatore rassicura: entro breve tempo, saranno pagate altre due mensilità e poi il resto

PESCARA. C’è chi non riesce più a pagare neanche le bollette e ha chiesto aiuto ai genitori e chi ha speso tutti i risparmi. Sono senza stipendio da dieci mesi, i dipendenti dell’azienda speciale Majella e Morrone, tra cui molte donne separate e con figli costrette a bussare alla porta dei genitori, a chiedere aiuto agli amici e a barcamenarsi con lavoretti saltuari. «Sto cercando di arrangiarmi anche con l’aiuto dei miei genitori ma mi sento a disagio», dice l’assistente Anna Di Mastrantonio che, ieri mattina, insieme con le colleghe è tornata a protestare sotto la sede della Regione in viale Bovio. Un ennesimo sit-in per ricordare «siamo senza stipendi e i nostri figli non mangiano promesse» tra cartelli e cori chiamando il governatore Luciano D’Alfonso che, alla fine, a margine del presidio, ha ricevuto con l’assessore alle Politiche sociali Marinella Sclocco la delegazione di alcuni dei 65 dipendenti dell’ente che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara. Il presidente della Regione ha promesso che passerà all’azione spiegando che sono già in cassa alla comunità Montagne Pescaresi circa 500mila euro e che entro la prossima settimana verranno pagate due mensilità ai 65 lavoratori dell’azienda speciale. Un attesa sotto cui, intanto, scorrono le storie delle famiglie che da agosto o da novembre scorso sono senza stipendio. «Tiro avanti con i risparmi di una vita», ammette Monica De Thomasis di Abbateggio che lavora per 6 comuni su 16 come assistente anche nei tribunali dei minori. «Lavoriamo gratis», ricordano in tante come Maria Rosaria Trovarelli e Patrizia Trebini ai politici che sfilano a due passi da loro. E’ sotto la Regione, infatti, che i dipendenti si sono radunati per ripetere: «Il nostro è un servizio essenziale e non può essere interrotto. Noi continuiamo a lavorare con il sorriso ma senza essere pagate».

«Non riesco neanche a pagare le bollette», dice Mirella Posata di Scafa, «e vado avanti con lavoretti saltuari», mentre Laura Di Cicco ricorda pure come la loro professionalità sia stata sminuita «perché siamo tutte laureate, alcune specializzate». L’ultima volta che avevano ricevuto rassicurazioni direttamente dal presidente della Regione risale a febbraio quando D’Alfonso aveva inviato ai dipendenti una lettera personale in cui il presidente le chiamava per nome, «Cara Anna..», «Cara Monica...»: lettere che qualcuna ha cestinato. Ma ieri la Regione ha preso l’impegno a liquidare le prime due mensilità e anche le altre. Alla fine dell’incontro con il governatore il segretario provinciale pescarese della Fp-Cgil Alessandra Tersigni ha affermato che sì, «c’è l'impegno della giunta» ad affrontare la questione e D'Alfonso ha chiesto di mettere in calendario un incontro con l'azienda e con i sindacati per capire la gestione del flusso di denaro e ha invitato i lavoratori a «procedere per via giudiziaria» nel caso in cui ritengano che in passato ci siano state «condotte non virtuose». «La riunione», ha assicurato l'assessore Sclocco, «sarà convocata il più presto possibile». (p.au.)

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