Sequestrati 380 kg di pesce Ristoranti etnici nel mirino

25 Aprile 2018

Alimenti non a norma in un locale giapponese e in un altro medio-orientale 

PESCARA. Aumentano gli appassionati di sushi, e così pure i controlli dei carabinieri del Nas sui ristoranti specializzati in cibo giapponese e anche, più in generale, sui ristoranti etnici. Cibi gustosi e sempre più apprezzati, soprattutto quelli a base di pesce crudo, ma che se non trattatati con le giuste procedure, nascondono insidie rischiosissime per la salute. E proprio alla tutela dei consumatori erano finalizzati i controlli dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e della Sanità che nei giorni scorsi hanno ispezionato 16 attività in tutta la regione. Una campagna su scala nazionale che in Abruzzo, a sentire il comandante Domenico Candelli, ha dato risultati tutto sommato incoraggianti.
Sulle 16 attività ispezionate, solo due hanno avuto la sospensione, con 12 persone segnalate alla Asl, 380 chili di prodotti alimentari sequestrati e multe per 18mila euro. I casi più gravi, che hanno indotto i militari a sospendere l’attività fino alla regolarizzazione, già avvenuta, riguardano due ristoranti cinesi nella Marsica e sulla costa chietina. Nel primo caso, nell’Avezzanese, sono stati sequestrati 300 chili di prodotti tra sushi e sashimi, pronti per essere serviti, poiché senza notifica dell’autorità competente, obbligatoria per i prodotti ittici da consumarsi crudi, e senza informazioni sull’origine, la provenienza e la tipologia delle materie prime utilizzate; nel secondo caso invece, riguardo alla zona tra Ortona e Vasto, a causare la sospensione dell’attività sono state le pessime condizioni igienico sanitarie e strutturali riscontrate in cucina e sulle attrezzature, tra sporco, incrostazioni e residui di lavorazione e di unto.
A Pescara tra le attività ispezionate, i militari hanno sequestrato 80 chili di merce in due ristoranti-gastronomia. Si tratta di un ristorante medio-orientale nella zona di Porta Nuova, dove sono stati sequestrati 50 chili di carni e prodotti ittici di cui il responsabile non ha saputo dare informazioni sulla tracciabilità; e di un ristorante giapponese, con cucina anche da asporto, nella zona del centro, dove invece i carabinieri hanno sequestrato 30 chili di alimenti in quanto, per modalità di preparazione, conservazione e gestione avrebbero potuto nuocere alla salute. In sostanza, non erano a norma le procedure di abbattimento del crudo che deve essere tenuto almeno per 24 ore a temperature ben al di sotto dello zero per annientare e distruggere batteri e vermi, come l’istamina e l’Anisakis, pericolosissimi per la salute.
Meglio è andata nel Teramano, ad Alba Adriatica e a Giulianova: in due ristoranti giapponesi i Nas hanno rilevato carenze igieniche, assenza di informazioni al consumatore in tema di allergeni e assenza di procedure di autocontrollo aziendale che sono costate ai responsabili la segnalazione alla Asl.
«I nostri controlli continueranno», annuncia il maggiore Candelli, «la nostra è una vigilanza su un settore delicatissimo, che prevede l’impiego di prodotti ittici crudi, o praticamente crudi, come le alici marinate. Lo facciamo da tempo, a garanzia dei consumatori, e ne stiamo raccogliendo i frutti: anche questa volta, tornando negli esercizi in precedenza con gravi carenze, li abbiamo trovati in regola o comunque in netto miglioramento. E questo dimostra che il meccanismo dei controlli sta contribuendo a far alzare la guardia dei consumatori che sempre più spesso ci segnalano, ma anche degli stessi ristoratori. Soprattutto per il sushi, parliamo di alimenti spesso crudi che per legge devono essere sottoposti a procedure di abbattimento e preparazione in ambienti idonei: dal banco di preparazione che deve avere un’area refrigerata fino alla presenza dell’abbattitore, unica arma contro i batteri».
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