Stop alle corse clandestine, ecco 5 nuove telecamere

3 Settembre 2026

Salgono a 721 i dispositivi che sono stati installati su tutta la città, ben 67 dall’inizio dell’anno

PESCARA. Niente perdite di tempo dopo la pausa estiva. Maggioranza e opposizione si sono subito confrontate sul tema della sicurezza e il rientro in Commissione è servito a confermare la distanza delle rispettive posizioni: le vacanze non sono infatti bastate a placare gli animi dei rappresentanti politici, pronti ancora una volta al dibattito. All’attenzione della commissione Sicurezza e Mobilità, presieduta dalla consigliera comunale Maria Luigia Montopolino (Lega), è finito ieri mattina il piano di implementazione delle telecamere di sicurezza in città, 721 in totale e 67 installate da inizio anno (spesso contestate dai residenti perché «inattive») con la specifica esclusione delle fototrappole legate alla gestione dei rifiuti, coordinate invece da Ambiente spa insieme alla polizia locale.

Dopo l’annuncio del primo cittadino relativo al piano anti-degrado nella zona centrale, l’attenzione si sposta ora nella zona di San Silvestro spiaggia, all’uscita della circonvallazione tra Pescara nord e sud. Lì i residenti hanno denunciato la presenza di corse clandestine notturne. Il provvedimento in zona porterà «nei prossimi uno o due mesi» all’installazione di cinque telecamere, di cui tre dispositivi per la lettura delle targhe e due panoramiche, per una spesa complessiva di circa 20mila euro. L’annuncio è arrivato dal dirigente settore Trasformazione digitale e Rapporti con la cittadinanza Alessio Zaffiri, intervenuto in commissione accanto al responsabile del servizio Ced (Centro elaborazione dati) e Sicurezza informatica, Andrea Petracca. Per quanto riguarda i dati sono 721 le telecamere presenti sul territorio, 67 delle quali installate da inizio anno (vedi tabella). E fra le ultime aree interessate ci sono il mercato ittico (con 11 telecamere riattivate per un costo di 10.492 euro), e piazza Santa Caterina (15 dispositivi per una spesa di 42.273 euro).

Uno dei tasti dolenti riguarda però i criteri di scelta per il posizionamento dei dispositivi perché, spiega il dirigente Zaffiri, il Comune può decidere in autonomia solo per edifici o spazi di sua proprietà. Dunque, quando si tratta di «parchi, piazze e strade il progetto deve passare attraverso il tavolo per la sicurezza in Prefettura». La presidente Montopolino ha così sollevato la problematica legata al parco delle Mamme in via Tirino e al parcheggio del palazzetto dello sport Giovanni Paolo II in via San Marco, segnalando la presenza di «roulotte dove vivono persone senza fissa dimora che usano la fontanella davanti al parco per i servizi di igiene». E dal momento che i cittadini hanno già presentato un esposto, Montopolino ha chiesto gli ultimi aggiornamenti per sapere se il tavolo della sicurezza della Prefettura abbia preso in considerazione la richiesta. Zaffiri ha risposto che «verificherà a che punto sia l’istanza».

«È una materia complessa, frammentata e molto confusa», commenta invece la consigliera comunale Michela Di Stefano (Pd), «il nostro regolamento è innanzitutto fermo al 2021, quindi è necessario aggiornarlo. Inoltre, molti privati installano sistemi di videosorveglianza senza avvisare. Vorrei capire come ci stiamo muovendo per regolamentare questa diffusione, anche perché l’informazione stessa funge da deterrente contro certi comportamenti». «Non possiamo entrare nel merito dei sistemi installati dai privati», risponde Zaffiri. Mentre il consigliere Pettinari sostiene che «avere molte telecamere non significhi poterle utilizzare per controllare in tempo reale che cosa succede» e critica la normativa nazionale perché «serve sempre l’autorizzazione del pubblico ministero». Sul punto si trova d’accordo la Montopolino, che nel giro di pochi secondi si trova coinvolta in una discussione accesa con i consiglieri Giovanni D’Andrea (“Pettinari per l’Abruzzo”) e Di Stefano sulle aree che vengono considerate di proprietà comunale. «Secondo la normativa», ribatte Di Stefano, «la giunta e il Consiglio definiscono le modalità di installazione, mentre la polizia municipale si occupa dell’operatività. Quindi il coordinamento della Prefettura è dovuto, ma la competenza resta del sindaco».

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