Un pescarese nel tornado di Cuba «Sto bene, ma c’è il finimondo»

Fotografo freelance racconta il disastro che ha causato tre morti e quasi duecento feriti «È andata via la luce, i vetri delle case sono scoppiati, le auto ribaltate, i pali della luce a terra»
PESCARA. «Io sto bene, ma qua è un macello, un disastro, c’è stato il finimondo». Rino D’Ostilio, fotografo freelance pescarese, parla via whatsapp da Cuba dopo il tornado che nella notte tra domenica e lunedì si è abbattuto sulla provincia dell’Havana, dove si trova D’Ostilio, e su quelle di Piñar del Río e Mayabeque.
«Un disastro», come riferisce il testimone pescarese, che fino a ieri ha fatto contare tre morti e quasi duecento feriti, oltre ai pesantissimi danni a tutta la popolazione, rimasta senza elettricità e con grossi problemi per acqua potabile e gas, per i trasporti pubblici e i collegamenti stradali e telefonici causati dall’impatto dei venti di forte intensità.
Un tornado della potenza paragonata a quella di un uragano forza 4, come ha segnalato (secondo quanto riferisce il sito meteoweb) Armando Caymares, esperto dell’Istituto di meteorologia di Cuba secondo cui «può raggiungere i 420km/h ed essere totalmente devastante». È in quest’inferno che l’altra notte si è trovato D’Ostilio, a Cuba da qualche settimana per completare il suo lavoro fotografico sulla Cuba post Fidel. «Per fortuna l’altra notte ero nella zona residenziale, dove sono ospite a casa di un amico e non ho patito quello che invece ho visto nella zona dell’Havana Vieja. Le vetrate dei palazzi in frantumi, le macchine capovolte, gli alberi sradicati, i pali dell’elettricità completamente divelti e le strade che sembravano fiumi per tutta la pioggia che era caduta dal pomeriggio prima. È andata via anche la luce, e per fortuna noi avevamo il generatore, ma per la popolazione qui è un macello che si aggiunge alla situazione già precaria per quanto riguarda la carenza di alimenti come farina e latte».
Un disastro che ieri mattina ha fatto il giro del mondo, mettendo in allarme anche i tanti amici e familiari di D’Ostilio e degli altri abruzzesi che vivono o si trovano in vacanza a Cuba. «Ho ricevuto oltre cento messaggi», riferisce infatti D’Ostilio, «e neanche me li aspettavo. Ma ho tranquillizzato tutti, perché sto bene e perché, ripeto, i danni, nella zona dell’Havana dove mi trovo, non sono stati gravi. Il problema sono le zone più povere come L’Havana Vieja, lì sì che la situazione è terribile. Stamattina (ieri ndr) ho provato anche ad andare, ad avvicinarmi per andare a vedere, ma le forze dell’ordine non facevano avvicinare nessuno e già erano tutti al lavoro per la bonifica di strade e marciapiedi. Con i machete tagliavano gli alberi crollati, recuperavano le auto capovolte o incastrate in mezzo al fango, mentre gli abitanti cercavano di recuperare tra le macerie quello che potevano. Questo è un dramma che si aggiunge ai tanti problemi di questo Paese».
Un dramma improvviso, visto che, come riferisce D’Ostilio, il giorno prima era annunciato «solo maltempo. C’è stato il vento caldo fino al pomeriggio, poi all’improvviso l’aria si è spostata, veniva dal mare ed è diventata fredda. Così poi ha iniziato a piovere incessantemente dal pomeriggio e per tutta la notte, fino a quando è arrivato il tornado. Mai ci si aspettava una cosa così grande». D’Ostilio racconta di marciapiedi rialzati, tetti scoperchiati, alberi caduti e strade allagate come fiumi, ma ripete, «io non ho avuto problemi per fortuna. E la cosa più importante è che le mie figlie, che erano venute con me a Cuba per un breve periodo, hanno fatto in tempo a ripartire, visto che sono rientrate a Pescara già qualche giorno fa. Il mio rientro? È programmato per il 7 febbraio».
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