Urso: «Sull’automotive le risorse sono disponibili, ma non vanno sprecate»

1 Dicembre 2022

Il ministro dello Sviluppo economico: «Da noi misure forti anche contro il caro energia L’Europa, però, deve evitare speculazioni sui prezzi. Troppe chiacchiere e pochi fatti»

Per l’Abruzzo Economy summit, che parte oggi al padiglione “Daniele Becci” nel porto turistico di Pescara, domani sarà il giorno del ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, reduce da una missione a Bruxelles.
Il summit analizzerà i temi dell’economia globale alla luce della crisi e il ministro affronta in anticipo gli argomenti principali dell’economia italiana e abruzzese rispondendo alle domande del Centro.
Ministro, lei interviene all’Abruzzo Economy Summit come figura centrale del momento economico dell’Italia e dell’Abruzzo. Come affrontare il caro energia rappresenta una priorità. Il presidente Marco Marsilio sostiene che gli interventi non siano materia per la Regione, ma debbano essere pianificati a livello di governo e di Unione europea. Quali misure state mettendo in campo?
La crisi energetica e quindi il caro bollette sono le prime emergenze che il Governo ha dovuto fronteggiare subito appena insediato, peraltro in tempi record. Abbiamo destinato gran parte delle risorse disponibili sia attraverso il Decreto Aiuti-quater che con la recente approvazione in Consiglio dei ministri della legge di bilancio che destina oltre 21 miliardi alle misure contro il caro energia per i primi tre mesi del 2023. Si tratta di misure che danno respiro a cittadini e imprese, come l’eliminazione degli oneri impropri delle bollette, e il credito d’imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas, ma che pongono le basi anche per una soluzione strutturale ai problemi. Ne è un primo esempio l’articolo 4 del DL Aiuti-quater, cd “gas release”, che prevede un aumento della produzione nazionale di gas, volto in maggior parte a garantire al sistema produttivo italiano, in particolare ai clienti finali industriali a forte consumo di gas, parte dei propri consumi a prezzi controllati e sostenibili, come vetrerie, cartiere, ceramiche ma anche siderurgia: il pilastro della nostra industria manifatturiera. La mia presenza a Bruxelles, al Consiglio Competitività, per ribadire che anche l’Europa deve fare la sua parte perché solo l’Europa può fermare la speculazione. È inaccettabile che dopo sei mesi si continui anche a discutere sul Price cap. Mentre a Bruxelles si discute Sagunto è espugnata!
Il tema dell’automotive è centrale; in Abruzzo il problema della componentistica che si acquista da mercati egemoni come quello cinese spesso costringe le aziende a chiudere per mancanza di forniture. Il caso della Sevel, che fermerà la produzione dal 23 dicembre all’8 gennaio, è emblematico. Come si muoverà il governo?
Ancora una volta è Bruxelles la fonte dei problemi. Occorre coniugare la transizione ecologica con la riconversione industriale. È un problema di risorse, basti rilevare quanto hanno messo in campo gli Stati Uniti, 369 miliardi di dollari, ma è anche un problema di tempi che non consentano di utilizzare appieno le risorse che comunque ci sono. Per quanto ci riguarda serve anche una strategia Paese. Ho convocato per il prossimo 5 dicembre il tavolo automotive al Mimit, per discuterne con le principali associazioni di categoria e con i produttori. Abbiamo a disposizione, tra risorse nazionali, Pnrr e Ipcei oltre 14 miliardi di euro. A queste si aggiungono i crediti d’imposta del Piano Transizione 4.0, che si possono cumulare per l’acquisto di beni strumentali e per le attività di ricerca, sviluppo e innovazione. Il solo Fondo Automotive ha una dotazione di 8,7 miliardi fino al 2030, destinate anche alla riconversione e allo sviluppo della filiera del settore. Cominciano da quel che abbiamo! Il 29 novembre abbiamo riaperto gli sportelli per contratti di sviluppo e accordi di innovazione, destinando complessivamente alla filiera oltre 500 milioni di euro. I progetti che finanzieremo hanno come obiettivo la riduzione delle emissioni, l'alleggerimento dei veicoli, lo sviluppo di nuovi sistemi e componenti, nonché le infrastrutture per il rifornimento e la ricarica.
La transizione digitale e l’innovazione tecnologica spingono sull’acceleratore. Le auto elettriche ne sono la dimostrazione più lampante. Come farete a evitare il contraccolpo occupazionale sul settore metalmeccanico? Non teme che l’Italia e l’Europa, rispetto ai mercati emergenti, in particolare asiatici, non corrano con la stessa velocità verso il futuro?
Sull’automotive le risorse ci sono come ho detto prima. Ma dobbiamo essere bravi a non sprecarli. Serve valorizzare gli investimenti che creano valore aggiunto alle filiere senza escludere nessuno. Siamo consci che le auto elettriche abbiano un contraccolpo occupazionale. Ma i dati del nostro Pil confermano che il sistema Italia ha molti asset di crescita. Per esempio cito lo spazio dove ci sono grandi possibilità di investimento. Ho già incontrato i rappresentati di Stellantis e quelli dell’indotto rappresentati da Anfia e subito dopo convocheremo il tavolo Stellandis. Confronti franchi e costruttivi da cui sono emerse preoccupazioni su investimenti, produzione, occupazione, indotto. Non molleremo. Sappiamo cosa ha significato il settore per l’industria italiana e siamo convinti che possa essere anche un volàno nella transizione ecologica.
Da parte del presidente degli industriali, Carlo Bonomi, arriva la richiesta di un intervento choc sul cuneo fiscale. Nella manovra prevedete un taglio del cuneo di due punti fino a 35mila euro di reddito mentre salirà a tre punti per i redditi fino a 20mila euro. Ritiene la misura sufficiente?
Questa è la prima legge di Bilancio di un governo che, su mandato popolare, ha davanti a sè cinque anni di legislatura. Dovevamo fronteggiare l’emergenza energia e l’abbiamo fatto. Lo spread si è ridotto, i ruoli in borsa sono andati bene, vi è grande attenzione internazionale per il governo di Giorgia Meloni e rispetto finalmente per l’Italia. Siamo riusciti a definire una traiettoria chiara su cosa intendiamo fare. Al taglio del cuneo fiscale abbiamo destinato 4,2 miliardi di euro, vale a dire la quota di risorse più ampia dopo le misure per l’energia. Ricordo che, pur nella necessità di mantenere un approccio pragmatico a tutela dell’equilibrio dei conti pubblici, ulteriori risorse in favore delle imprese sono state destinate per il rinvio della sugar tax e della plastic tax, che avrebbero avuto conseguenze gravi per il nostro sistema industriale.
Il reddito di cittadinanza viene ridotto drasticamente ed è destinato a sparire dal 1° gennaio 2024. Come intendete affrontare il tema della povertà?
Il nostro obiettivo è tutelare chi non può lavorare, le famiglie numerose, chi ha un reddito basso: in tutte le misure, persino nella revisione del 110, emerge questa indicazione ma per chi è in condizioni di lavorare le regole andavano cambiate. Proprio al fine di allargare la base occupazionale e incentivare al lavoro. In tal senso vanno intese anche le misure sul lavoro stagionale che riguardano agricoltura, turismo, così come i servizi e il lavoro domestico. La legge di bilancio introduce misure per facilitare l’assunzione dei lavoratori soprattutto di giovani e donne. Abbiamo avviato l’attuazione della proposta che abbiamo sintetizzato nell’espressione “più assumi meno paghi” azzerando la contribuzione per chi assume appunto donne e giovani fino a 36 anni o percettori del reddito di cittadinanza. La rotta è tracciata. Questo è solo un inizio.
Nella manovra viene contemplata la riduzione del taglio delle accise sul carburante. Non ritiene che si tratti di una misura pesante per famiglie e imprese?
È certamente una misura impopolare ma che ritengo inevitabile. Innanzitutto, occorre considerare che il contesto è mutato: i prezzi dei carburanti si sono ridotti di molto rispetto al picco dei mesi passati. Il gasolio aveva raggiunto a giugno il prezzo industriale (al netto delle tasse) di 1,249 euro, adesso è sceso a 1,146 euro. Per la benzina il calo è ancora più significativo e il prezzo è tornato ai livelli pre-guerra. La scelta di ridurre il taglio delle accise è coerente con la riduzione del costo dei carburanti. Inoltre era una misura costosa: circa 1 miliardo di euro al mese. Con l’intervento shock eravamo diventati tra i Paesi dell’Ue a più bassa tassazione sui carburanti, ma per farlo sostenevamo una spesa mensile di 1 miliardo. Il taglio consentirà di far risparmiare allo Stato circa 400 milioni di euro al mese da destinare a imprese e lavoro.
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