Lettomanoppello

«Vai da tua madre? Non ci arrivi»: botte alla fidanzata e vestito strappato nel ristorante, Mancini va ai domiciliari

8 Ottobre 2026

Lettomanoppello. Il padre uccise la madre Cleria, il figlio ora è agli arresti per violenza sulla compagna. La giudice non crede a Camillo e gli contesta altri due episodi. Per lui anche il braccialetto elettronico. Un mese prima dell’ultima violenza, altra lite furibonda al ristorante quando le strappò il vestito

PESCARA. Il gip Anna Fortieri ha depositato ieri mattina la decisione su Camillo Mancini finito in carcere per aver maltrattato la compagna. Per Camillo, figlio dell’uxoricida di Lettomanoppello che il 9 ottobre dello scorso anno uccise sua madre Cleria, il gip ha disposto gli arresti domiciliari in una abitazione diversa da quella abituale (valutando il suo stato di incensurato e l’assenza di condanne per reati caratterizzati da violenza alle persone), con la prescrizione del braccialetto elettronico: se non lo accetterà dovrà rimanere detenuto in carcere. La giudice non ha ritenuto credibili le giustificazioni di Camillo, anche alla luce di quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri di Lettomanoppello: «Si deve ritenere la sussistenza, a carico dell’arrestato, di gravi indizi di colpevolezza del delitto di maltrattamenti ai danni della compagna, avendo l’indagato posto in essere, per un lasso temporale di circa tre mesi e fino al suo arresto, con conseguente innegabile abitualità, condotte lesive tese all’imposizione ai danni della persona offesa di un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile, con una condotta lesiva dell’integrità, della libertà, dell’onore e del decoro del soggetto passivo». Decisivo, anche ai fini della decisione, quanto riportato dai carabinieri in relazione all'ultimo episodio (ma anche quanto dichiarato dalla compagna): quello del 3 ottobre scorso durante la festa patronale a Lettomanoppello.

Si tratta della violenta discussione che Camillo ebbe con la compagna che voleva tornare a casa e che lui strattonò con violenza davanti ai carabinieri presenti alla festa e che tenevano d’occhio l’uomo proprio per le sue intemperanze con la fidanzata. «L'indagato ha cercato di accreditare il suo comportamento violento con la preoccupazione che la donna potesse porsi alla guida dell’auto non essendo in adeguate condizioni fisiche per aver bevuto alcolici, circostanza non evidenziata dalla pg. E soprattutto, pur una simile preoccupazione non renderebbe in alcun modo giustificabile la violenta aggressione posta in essere in presenza delle forze dell’ordine».

Più grave quello che accadde quando la donna, approfittando della presenza dei militari, si allontanò per tornare a casa per fare le valigie e abbandonare quella convivenza, seguita da Camillo «in forte stato di alterazione psicofisica dovuta a probabile assunzione di sostanze alcoliche», ma fortunatamente anche dai carabinieri. In casa, Camillo trovò la compagna «intenta a svuotare gli armadi della camera e inserire degli indumenti all’interno di buste. Alla vista di quanto stava accadendo il Mancini si alterava e iniziava a chiedere con rabbia alla donna cosa stesse facendo».

«Poco dopo», aggiunge il gip nella misura, «Mancini rientrava nella camera nonostante gli operanti gli avevano chiesto di allontanarsi e iniziava a inveire contro la giovane con frasi del tipo: “se esci di qua non ci rientri più, vattene a casa di tua madre, ma sappi che non ci arrivi”, e l’uomo, in preda a forte agitazione, iniziava a scaraventare mobili e suppellettili». La donna fuggiva sul terrazzo e anche lì veniva raggiunta da Camillo che lanciava oggetti contro la donna che si riparava dietro i militari fino a quando a forza, e usando lo spray urticante visto che non si riusciva a contenerlo, l’indagato è stato ammanettato.

Nella misura il gip riporta anche gli altri due episodi contestati e in particolare quello in un ristorante dove la coppia, il 4 settembre scorso, era andata a festeggiare il matrimonio di conoscenti. Contattati da qualche presente, i militari «avevano raggiunto l’auto con cui i due si erano allontanati dal parcheggio: la ragazza presentava escoriazioni e l’abito strappato. Era stata vaga in ordine all’accaduto, ma alcuni camerieri avevano riferito che Mancini aveva picchiato la fidanzata con pugni e schiaffi. «L’indagato», scrive ancora la giudice Fortieri, «ha negato, nell’interrogatorio, in maniera assoluta pregresse condotte violente, ma ciò si pone in contrasto con i risultati dell’attività di indagine condotta nel fascicolo riunito» con l’altro che era stato aperto dal pm Rana in occasione del litigio nel ristorante.