Albanese a braccia alzate La favola del debuttante

Il 19enne dilettante batte in volata Belletti e Viganò sul traguardo di Pescara
PESCARA. «Un sogno». Vincenzo Albanese da Oliveto Citra (Salerno), ma toscano d’adozione – vive a Petrapiana di Reggello, vicino a Firenze – 20 anni da fare, a gara finita ammette che, sì, a vincere a braccia alzate sul traguardo di piazza Duca ci aveva pensato, ma magari tra qualche anno, chissà. E invece, domani è oggi.
Settant’anni dopo Bartali, il dilettante al secondo anno, reduce dal successo al Gran Premio Liberazione, mette la sua firma (tra i più giovani di tutti i tempi in questa prova) nell’albo d’oro della 69ª edizione della classica pescarese che è una pagina di storia del ciclismo nazionale, da Magni a Taccone (che qui vinse giusto 50 anni fa), da Gimondi a Moser, da Bugno a Bettini. Non male, per un corridore di cui il suo tecnico Marino Amadori (suo il Matteotti del 1983) dice: «È veloce, tiene bene negli strappi, un bel passista. Ha il futuro davanti a sé, purché rimanga coi piedi per terra». Centottantotto chilometri e mezzo in 4 ore e 41 minuti, alla media di 40,163 all’ora.
Vincenzo, per ora, i piedi li fa mulinare proprio all’ultimo soffio di una gara che, come al solito, si decide negli ultimi due giri. E quando tutti sembrano guardare al bresciano Iuri Filosi – che sembra piantarsi a 500 metri dall’arrivo – ecco spuntare la maglia azzurra di Albanese.
Nel Matteotti dell’Uc “Fernando Perna” del patron Renato Ricci, appuntamento recuperato in extremis («La storia non può morire», scrive a terra con la calce l’aquilano Angelo Giordani, partito all’alba da Tussio per disegnare i suoi inconfondibili cuori bianchi sullo strappetto di Montesilvano Colle), partono in 82 e arrivano in 60. A inizio gara un minuto di silenzio per le vittime in Puglia e a Nizza, poi è subito bagarre. La calura, stavolta, non è di quelle insopportabili. Anzi, nell’ascesa il venticello spira in faccia ai corridori. A provare la “fuga bidone” sono in quattro: Gazzara (Norda-MgKvis), Fortin (Gm Europa Ovini), Gil Martinez (Wilier Triestina-Southeast) e Stash (Gazprom). Il quartetto alza la media e arriva ad accumulare un vantaggio anche superiore ai 5’. Ma quel gruppetto di temerari prima si dimezza e poi si scioglie nella pancia del gruppo, con la Nippo-Vini Fantini di Stefano Giuliani tra le più combattive prima dell’esplosivo finale di Albanese che brucia all’arrivo il romagnolo Manuel Belletti (Wilier Triestina) e il lombardo Davide Viganò (Androni Giocattoli). Albanese è alla quarta vittoria stagionale dopo il “Tempestini”, l’internazionale di Collecchio e il Liberazione.
E gli abruzzesi? Nel volatone (l’ordine d’arrivo dà a tutti lo stesso tempo) ci sono il giuliese Antonio Di Sante (14°), con il chietino Giulio Ciccone 23° e i vibratiani Gian Marco Di Francesco e Paolo Ciavatta rispettivamente 25° e 59°. A proposito di numeri. Albanese vince il 17 e dà un calcio alla superstizione. E visto che parla di «sogno», quando si sveglierà, stamani, vedrà che è il 18 luglio, data di nascita di Ginettaccio. Tanto per riannodare i fili della storia.
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