Ciccone al via della Vuelta da capitano «Punto ad arrivare tra i primi cinque»

CHIETI. Avevamo lasciato Giulio Ciccone che tirava il gruppo sul Monte Fuji, non tanto lontano da Tokyo, con la maglia bianca della nazionale. Oggi lo ritroviamo in Spagna alla Vuelta con una grande...
CHIETI. Avevamo lasciato Giulio Ciccone che tirava il gruppo sul Monte Fuji, non tanto lontano da Tokyo, con la maglia bianca della nazionale. Oggi lo ritroviamo in Spagna alla Vuelta con una grande novità: avrà per la prima volta i gradi di capitano della sua Trek Segafredo. Da un lato un’occasione grande, dall’altro una bella responsabilità e l’obbligo di dimostrare di meritare di essere il capitano ad un grande giro. Per chi ama le montagne la Vuelta è un tourbillon di emozioni, per gli altri un inferno lungo tre settimane. La corsa spagnola scatta oggi da Burgos con una crono, non certo la specialità della casa, ma fortunatamente solo di 8 km. Poi per arrivare a Santiago de Compostela ci saranno tante salite.
Ciccone, che Vuelta si aspetta da capitano?
«Mi aspetto una grande esperienza, la mia prima da leader. Abbiamo fatto un calendario pesante, ho dovuto staccare qualche giorno per smaltire il fuso orario dopo le Olimpiadi».
Qual è l’obiettivo?
«Riuscire ad entrare nei cinque della generale. Roglic, Adam Yates e Carapaz a parte, ci sono tanti campioni che ho affrontato al Giro. Il livello è molto alto, Roglic è il favorito numero uno. Guardate la crono olimpica che ha fatto».
Da capitano che Ciccone vedremo alla Vuelta?
«Un altro Giulio, come nella seconda parte del Giro. Dimenticatevi gli attacchi ad ogni salitella. Ci sono tante tappe adatte alle mie caratteristiche. Non ho una frazione in particolare nel mirino».
Un bilancio delle Olimpiadi?
«Ho avuto un po’ di sfortuna. La caduta di Thomas mi ha coinvolto ma fortunatamente sono riuscito a fare quello che avevamo concordato con la squadra, ovvero stare lì davanti sul Fuji. Resta il rammarico della medaglia che non è arrivata. Per la prima volta in carriera ho avvertito un’ansia pazzesca perché erano le Olimpiadi e solo quando sei sul posto te ne rendi conto».
Torniamo alla Vuelta. Barattereste due vittorie di tappe per la classifica?
«Forse accetterei vista la stagione un po’ sfortunata. Due successi di tappa non sarebbero male, ma vorrei arrivare tra i primi cinque della generale».
In questi giorni sta nascendo il percorso del Giro 2022. Si aspetta una tappa adatta alle sue caratteristiche in Abruzzo?
«Sinceramente sì, sono anni oramai che siamo abituati bene. Ma non nascondo un mio desiderio. Nel 2022 vorrei tornare al Tour».
Un messaggio per gli abruzzesi?
«Semplicemente, grazie. Non dimenticherò mai il passaggio sulla Colonnetta a Chieti o il tifo clamoroso che mi hanno fatto mentre seguivo Bernal a Campo Felice. Farò in modo di ripagarli con una grande Vuelta».
E sperando di rivedere quelle immagini, con Ciccone incollato alla ruota del più forte (Bernal a Campo Felice), Giulio è pronto a lanciarsi nella crono di oggi di 8 km. C’è da stringere i denti sapendo che presto arriveranno le montagne, soprattutto c’è da dimostrare che il viaggio in Spagna non è quello di uno studente che va all’Erasmus per continuare ad imparare ma quello di un professore (è il capitano della Trek non a caso) che va ad insegnare all’università del ciclismo con i vari Roglic, Bernal e Carapaz. È la Vuelta della svolta, Ciccone lo sa e deve tornare in Abruzzo con tante certezze. Magari non con la maglia rossa (l’equivalente della rosa per il Giro), ma con qualcosa che ci va molto vicino.
Enrico Giancarli

