Iaconi: non mi fido del Pescara in crisi

6 Novembre 2014

Il tecnico giuliese del Brescia si mostra prudente: «Qualcosa non sta funzionando, ma il potenziale è da grande squadra»

PESCARA. Il destino di Marco Baroni nelle mani di un ex pescarese. Ivo Iaconi, allenatore del Brescia, potrebbe essere il “carnefice” del tecnico fiorentino che sabato al Rigamonti si giocherà il futuro. «Non è una situazione semplice», dice Iaconi, giuliese doc, «conosco bene la piazza e so quante pressioni ci sono a Pescara. Non basta vincere, bisogna farlo giocando un buon calcio. Sono stato contestato anch’io quando eravamo primi in classifica. Sapete anche quanto sia affezionato ai colori biancazzurri e mi dispiace vedere il Delfino in quella posizione di classifica. Però, sono convinto che Baroni potrà venirne fuori alla grande con la sua esperienza e capacità. Ovviamente gli auguro di risollevarsi al più presto dopo la gara contro il Brescia».

Iaconi si tradisce nella chiosa dimenticandosi che il suo collega rischia l’esonero in caso di sconfitta. Comunque, l’allenatore giuliese che ha guidato i biancazzurri dal 2001 al 2004 conquistando una promozione in serie B, non pensa affatto di incontrare una squadra in crisi. «Di sicuro qualcosa non sta funzionando, ma nessuno può stare tranquillo se il prossimo avversario si chiama Pescara. L’organico è di altissimo livello e in rosa ci sono tanti, forse troppi, calciatori di qualità».

L’ex di turno sarebbe potuto tornare nel giorno dell’esonero di Pasquale Marino, ma la società ingaggiò Serse Cosmi. Iaconi, che ha festeggiato da poco le 500 panchine tra i professionisti, si aspetta un Pescara prudente. «Immagino una squadra più attenta alla fase difensiva rispetto all’inizio del campionato. Credo che sia naturale per loro badare al sodo: in questo momento devono registrare la retroguardia. Prendere tanti gol ti obbliga a correggere alcune disposizioni e il Pescara visto a Bari ne è la conferma». Questo non significa necessariamente che i biancazzurri scenderanno in campo solo per spezzare le trame degli avversari. «Niente affatto. Se una squadra come il Pescara riesce a contenere può diventare pericolosissima nelle ripartenze. Perché ha in rosa calciatori di elevato spessore, come Lazzari, Pasquato, Politano, Melchiorri e via discorrendo. Dunque, bisogna temerli».

Il suo Brescia, invece, vanta una delle difese meno perforate della categoria (12 gol subìti), anche se nell’ultima gara di Trapani si è fatta bucare tre volte. Un dato sorprendente, dal momento che nelle precedenti undici partite le Rondinelle non avevano mai beccato più di una rete. C’è, però, una spiegazione. «Eravamo in emergenza. Mancavano tanti elementi esperti e in occasione dei gol del Trapani siamo stati ingenui. Quando ci sono molti ragazzi della Primavera in campo, anche se hanno grandi doti, puoi pagare alcune situazioni. Sono più arrabbiato per i punti persi prima della gara in Sicilia. Potevamo stare un po’ più in alto in classifica». Le tante assenze, soprattutto quelle di Caracciolo, Di Cesare e Zambelli hanno influito in modo decisivo. «Purtroppo sì, a livello numerico non siamo messi benissimo. Però, quando è al completo, il Brescia ha un buon organico. Speriamo di raggiungere al più presto la salvezza per poi provare a dare fastidio a tutte quelle che ci precedono in classifica».

Nelle zone nobili irrompono a sorpresa squadra meno titolate rispetto a Brescia e Pescara, come il Carpi e il Frosinone. «In questa fase la serie B sta premiando le squadre che puntano sulla concretezza, aspettando gli avversari e cercando di colpire in contropiede. Diciamo che l’umiltà e lo spirito di sacrificio messi a disposizione dai calciatori di questi club rappresentano il valore aggiunto. Alla lunga, però, sono convinto che la qualità dei singoli e la bontà del gioco espresso faranno la differenza. In particolare, mi riferisco alle retrocesse, anche se il Catania non naviga in buone acque».

Giovanni Tontodonati

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