Il Chieti è allo sbando: con l’Agnonese arriva un’altra umiliazione

27 Gennaio 2020

Sconcertante il debutto bis di Grandoni: i molisani calano  la “manita” e gli ultrà neroverdi lasciano prima lo stadio

AGNONE. Cambia il nome dell’allenatore, ma il risultato resta lo stesso. Il ritorno di Alessandro Grandoni sulla panchina del Chieti al posto dell’esonerato Pino Di Meo coincide con un’altra figuraccia. Come otto giorni fa contro il Porto Sant’Elpidio, i neroverdi vengono sommersi da cinque reti e si allontanano ulteriormente dalla zona salvezza diretta ormai distante otto lunghezze. Al “Civitelle” di Agnone ennesima prova incolore per i teatini che dopo neanche il primo quarto d’ora erano sotto di due gol. A metterli a segno con facilità disarmante Diarra (8’), bravo a capitalizzare al meglio un cross di Nicolao e Allegra su calcio di rigore procurato da Ricci, franato in area su Minicucci. Il Chieti? Chi l’ha visto? L’unica conclusione dei primi 45’ porta la firma di Sarritzu (22’) che chiama all’intervento Mejri. Troppo poco per una squadra che deve salvarsi nonché reduce da un pesantissimo ko tra le mura amiche. E inutile appellarsi alle assenze di Brugaletta e dell’acciaccato Traini. L’undici teatino, infatti, è apparso molle, arrendevole, imbarazzante e salvato dai due pali colpiti da Amaya (40’) e Minicucci (43’) sul finale di tempo che avrebbero potuto chiudere virtualmente i giochi. Nella ripresa identico canovaccio con l’Agnonese a fare la gara e il Chieti incapace di intendere e volere. Come un pugile sanguinante e messo alle corde, l’undici di Grandoni è poi finito definitivamente al tappeto quando prima Diakitè (51’), poi Minicucci (57’) hanno fatto perdere la pazienza anche alla sessantina di ultrà giunti in alto Molise che hanno abbandonato l’impianto a metà secondo tempo. Non prima di vedere il pokerissimo dei molisani calato dall’argentino Amaya (65’) al suo primo gol stagionale come pure quello di Diakitè, osservato speciale dal Monza. Umiliazione pesante per il Chieti che nelle ultime due giornate non è riuscito a cavare un ragno dal buco malgrado l’avvicendamento dei tecnici e la spinta di una tifoseria la quale, nonostante tutto, ha cantato ininterrottamente fino al 4-0 per i locali. La foto di Agnone è racchiusa proprio in quell’abbandono a 25’ dal triplice fischio finale dal settore ospite che la dice lunga sullo stato d’animo dei supporter i quali non hanno inteso contestare neppure la squadra al 90’.
Maurizio D’Ottavio