Il Pescara in casa non va, tifosi in fuga
All’Adriatico un rendimento non esaltante, fuori è da play off. Venerdì il primato negativo stagionale con 5.162 spettatori
PESCARA . Un buon campionato, un gioco offensivo e una maggiore presenza di tifosi all’Adriatico rispetto al recente passato. L’estate scorsa erano questi gli obiettivi principali fissati dalla società. Purtroppo, finora nessuno dei tre è stato centrato in pieno, anche se resta ancora un po’ di tempo per rimediare. Nelle prime 24 giornate il Pescara ha avuto un rendimento altalenante e attualmente è fuori dalla zona play off. Con 32 punti è dodicesimo a -3 dall’ottavo posto, occupato dall’Entella, e a +4 dal Venezia quintultimo. A questo punto la priorità è allontanarsi al più presto dalla zona calda, per poi tentare l’assalto agli spareggi e non concludere la stagione nell’anonimato. Il desiderio di costruire una squadra capace di proporre un calcio sbarazzino non ha avuto il conforto del campo. I limiti dell’organico, la discontinuità di rendimento e la frattura sempre più netta tra la tifoseria e la società (acuita dal mercato invernale insoddisfacente) hanno creato un quadro desolante. Un’atmosfera che ha prodotto il triste numero dell’ultima gara con il Cittadella: 5.162 spettatori (1.648 paganti più 3.514 abbonati). Si tratta del record negativo stagionale di presenze, il secondo peggior dato negli ultimi otto campionati di B disputati dai biancazzurri. Per trovare di peggio bisogna tornare indietro di 5 anni (7 febbraio 2015, sempre contro il Cittadella), quando il Delfino di Marco Baroni cercava faticosamente di risalire la classifica dopo un girone di andata deludente. Dal 2010 ad oggi, tra le cinque gare con il minor numero di tifosi all’Adriatico tre si riferiscono a questa stagione (Cittadella, Venezia e Chievo). Nel torneo in corso, su 13 gare casalinghe il dato spettatori è stato ben otto volte inferiore a quota 6.000 e il pericoloso trend ha abbassato la media a 5.934. Per rendere meglio l’idea, nella 1ª divisione 2009-10, vinta dal Pescara di Eusebio Di Francesco ai play off, la partita a cui ha assistito meno gente è stata quella contro il Marcianise con 6.669 spettatori. E se una volta lo stadio amico era il dodicesimo uomo in campo, nelle condizioni attuali rischia di trasformarsi in un handicap. Almeno questo dicono i numeri, dal momento che il Pescara di oggi ha un ruolino migliore in trasferta. Finora i biancazzurri hanno disputato 11 partite fuori casa collezionando 15 punti con una media di 1,36 a gara. In casa, invece, su 13 partite la squadra ne ha totalizzati 17 (media 1,31). In pratica, il rendimento esterno è da play off, mentre quello casalingo è quasi da play out. Dopo 24 giornate le difficoltà non sono state superate. Nella precedente gestione, Luciano Zauri ha fronteggiato non pochi guai a governare uno spogliatoio troppo numeroso e il percorso di crescita è stato minato da un cambio di rotta in sede di mercato. Durante la preparazione il tecnico marsicano aveva puntato sul 4-3-3, ma i problemi nel reperire gli esterni offensivi (ricordate la telenovela Sottil?) lo hanno spinto in corso d’opera a cambiare rotta. Durante il campionato i ripetuti cambi di modulo hanno tolto un po’ di certezze alla squadra che ha faticato a trovare una precisa identità. L’infortunio di Marco Tumminello ha complicato i piani. Eppure, a tratti, in particolare con il 4-3-2-1 e grazie allo spostamento di José Machìn in posizione di trequartista, il Pescara è riuscito a offrire alcune prestazioni convincenti (su tutte quelle contro Benevento, Pisa ed Empoli). Pian piano, però, sono emersi contrasti nello spogliatoio e alla fine il giocattolo si è rotto. Dopo le dimissioni di Zauri è iniziata l’avventura di Nicola Legrottaglie che ha debuttato col botto a Udine contro il Pordenone. Poi il mercato gli ha tolto Machìn e la situazione è tornata precaria. Perso il guineano Legrottaglie ha inaugurato il 3-5-2, dovendo fare i conti anche con l’infortunio del suo sostituto Pucciarelli. Dopo il successo un po’ fortunoso con il Cosenza, i due ko di fila contro Entella e Cittadella. Si volta pagina, domenica a Crotone per un nuovo inizio.
Giovanni Tontodonati
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