Il Pescara sbaglia, la Lazio approfitta dei limiti difensivi

18 Settembre 2016

Decisivo l’errore dal dischetto di Memushaj, nella ripresa tre reti biancocelesti in nove minuti

Un’altra sconfitta, ma questa volta senza recriminazioni. Ci sta tutta, perché non si può pensare di giocare solo un tempo, almeno in serie A, per poi vivere di rendita. E’ una categoria che non perdona errori. Men che meno disattenzioni e partite giocate a sprazzi. A dire il vero, il Pescara non ha ripetuto la bella prova di domenica scorsa con l’Inter. Altra partita quella vinta dalla Lazio con tre reti messe a segno in nove minuti, dal 22’ al 31’ della ripresa: le stilettate di Milinkovic Savic, di Radu e dell’ex Immobile sono arrivate quando i biancazzurri hanno rinunciato a giocare, facendo resistenza passiva. Ma il Pescara non ha una difesa d’acciaio ed è bastata un po’ di pressione per far crollare il muro di burro eretto davanti a Bizzarri. Che, va rimarcato, è stato il migliore della squadra di Oddo. E se il portiere è stato il più bravo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Nelle prime tre gare di campionato il Pescara ha espresso un calcio pieno di bollicine e si è fatto conoscere per la fluidità della manovra. Simone Inzaghi lo ha capitao e ha deciso di mettere un po’ di sabbia nell’ingranaggio biancazzurro con un centrocampo a cinque che ha finito per spezzare e disarticolare la manovra della squadra di Oddo. Che è risultata meno brillante e sciolta. Detto ciò va detto che il primo tempo è stato dignitoso, anche se diverso dagli altri. Il grande rimpianto si chiama Ledian Memushaj che al 34’ del primo tempo ha tirato fuori un rigore fischiato da Maresca per un fallo di Bastos sull’indiavolato Caprari. Sarebbe stata la svolta della partita e il vantaggio non sarebbe stato nemmeno uno scandalo per quanto visto in campo, ma il centrocampista albanese ha calciato male, mandando la palla a lato. Il Pescara ha tenuto il campo nei primi 45’, in alcune occasioni è stato salvato dal portiere (al 27’ deviazione di Bizzarri sul palo sul diagonale dell’ex Immobile), in altre dall’imprecisione dei biancocelesti (al 28’ Parolo fuori di testa a botta sicura). Comunque, è apparsa una squadra viva. Nell’intervallo la decisione di Oddo di togliere Benali per inserire Manaj, un cambio offensivo che non ha fruttato gli effetti sperati, perché la squadra si è fatta schiacciare dalla Lazio che ha aumentato il ritmo. In pratica, i biancazzurri sono rimasti nella propria trequarti campo e di certo non ha aiutato il cambio forzato di Fornasier per l’infortunato Gyomber. Tanto più che Inzaghi ha messo il guizzante e mobile Keita al posto dello statico Djordjevic. La fase difensiva, si sa, non è il pezzo forte del Pescara e una volta sotto pressione ecco che l’errore è arrivato puntuale: al 22’ Zampano non si è accorto di Milinkovic Savic alle spalle e il serbo di testa ha indirizzato la palla nell’angolino in alto. Dopo quattro minuti altro gol di testa, quello di Radu su sviluppi di calcio d’angolo. Uno-due terrificante dal quale il Pescara non è riuscito a rialzarsi nonostante l’intraprendenza di Caprari. E’ entrato Mitrita, ma al 32’ ecco il tocco facile sotto porta dell’ex Immobile che ha griffato il 3-0. Partita finita: Pescara ko per manifesta inferiorità. La sensazione che ha lasciato la terza sconfitta di fila (una, quella di Reggio Emilia, è stata commutata in una vittoria a tavolino) è che il Pescara debba recitare al massimo e senza sbavature lo spartito di Oddo per conquistare punti e quando non lo fa è facilmente vulnerabile. Pensare di salvarsi incassando due (o più come nel caso dell’Olimpico) gol a partita è pura utopia. Giusto non cambiare la propria identità, men che meno l’atteggiamento. Apprezzabile il coraggio nell’insistere sul gioco – un valore aggiunto – ma il problema, probabilmente, sta (anche) nella cifra tecnica e fisica di qualche singolo. Che non appare all’altezza.

@roccocoletti1

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