L’attacco di Baroni resta un’incognita La Virtus è coerente

3 Febbraio 2015

di Rocco Coletti Non è stato un mercato particolarmente scoppiettante per la Virtus Lanciano e per il Pescara. E se per quanto riguarda i frentani la situazione era chiara e comprensibile, dai...

di Rocco Coletti

Non è stato un mercato particolarmente scoppiettante per la Virtus Lanciano e per il Pescara. E se per quanto riguarda i frentani la situazione era chiara e comprensibile, dai biancazzurri era lecito attendersi qualcosa in più negli ultimi giorni. Il Pescara era una squadra in ascesa quando, ai primi di gennaio, la società ha deciso di cedere il capocannoniere della serie B, Riccardo Maniero, al Catania per circa 450mila euro. Era una squadra che stava scalando posizioni di classifica e che aveva raggiunto un certo equilibrio tattico, passando dal 4-3-3 iniziale al 4-4-2 con una coppia d’attacco, Melchiorri-Maniero, che era diventata la più prolifica della categoria. Si poteva non toccare il “giocattolo” per continuare la risalita in classifica, ma la scelta di cedere Maniero, seppur comprensibile (a giugno sarebbe andato via gratis), ha aperto un buco: per le caratteristiche di Maniero, oltre che per il suo spessore tecnico. Il Pescara ha aspettato la fine del mercato invernale per sostituirlo. E un vero sostituto non è arrivato. Baroni voleva Di Carmine, l’attaccante che secondo il tecnico aveva le caratteristiche ideali per giocare con Melchiorri. La trattativa con la Juve Stabia non è andata a buon fine. E così in extremis sono arrivati Pettinari, un’ala che può giocare da seconda punta, e il “sindaco” Marco Sansovini che riabbraccia Pescara a quasi 35 anni dopo che nel 2012 non era stato confermato nonostante la promozione in serie A. Un attaccante dal fiuto del gol amato dai tifosi – un amarcord sulla falsa riga di Andrea Gessa – , ma non certo il sogno di Marco Baroni quando gli hanno comunicato la cessione di Maniero. Ecco, le uniche perplessità riguardano il reparto avanzato. Per il resto, l’organico non ha subìto grossi scossoni. Chi è arrivato vale chi è partito. L’unica certezza è il saldo attivo. La speranza è che l’esito del mercato invernale sia diverso da quello degli ultimi anni. Se si ripensa ai movimenti effettuati nel gennaio 2013 e 2014 c’è da mettersi le mani nei capelli per quelli che sono stati poi i risultati.

Lineare e coerente il mercato della Virtus Lanciano. Difficile andare a migliorare un organico senza prime donne e che da anni si regge sulla “vecchia guarda” per quello che fa in campo e per come riesce a far integrare i nuovi. D’Aversa privilegia il collettivo e l’eventuale ciliegina sulla torta non sarebbe stata in linea con il budget e la linea stabiliti dalla famiglia Maio. Piuttosto a Lanciano fanno rumore i mugugni e il malcontento di una parte della tifoseria che sabato scorso non ha digerito la sconfitta casalinga contro il Varese. Già, l’anno scorso si erano registrate delle crepe nel rapporto tra la squadra e il pubblico. Il pomo della discordia, almeno stando alle voci e ai mugugni di una parte del pubblico, sarebbe Amenta, il difensore-goleador che la gente vorrebbe in campo e a cui il tecnico preferisce Ferrario. Ovviamente, a maggior ragione visti i risultati, a D’Aversa va lasciata la libertà di scegliere quella che ritiene essere la migliore formazione. La sensazione, invece, è un’altra. Ovvero, che la piazza rossonera vuole i play off, indipendentemente da quelli che sono gli obiettivi dichiarati da dirigenza e giocatori. Vuole continuare a sognare e non digerisce passi falsi.

@roccocoletti1

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