L’ex Ricci avverte: «Roseto troverà una bolgia a Livorno»

7 Giugno 2024

Sono attesi tremila spettatori stasera al PalaMacchia La guardia vastese della Libertas: «Ambiente gasato»

ROSETO. Antonello Ricci è un vastese doc, ma anche uno del gruppo storico della Libertas Livorno finalista dei play off per la serie A2 di basket. Stasera (ore 20,45) i labronici sfideranno in casa la Liofilchem Roseto: serie sull’1-1. E Ricci è un ex, avendo giocato con gli Sharks, in A2, nella stagione 2013-2014 con Tony Trullo.
«Non ho difficoltà ad ammetterlo: è stata una delle stagioni meno brillanti», ricorda con sincerità. Un abruzzese in Toscana. «Per chiunque Roseto è Roseto nel basket, un punto di riferimento in Abruzzo. Io me lo sono trovato di fronte spesso dalle giovanili ad oggi. Ci sono stato un anno e conosco la piazza. E’ esigente, vive il basket in maniera viscerale. In questo le due città sono simili». E vincere martedì sera ha avuto un sapore particolare per il 32enne vastese. «Ragazzi, uno spettacolo. Oltre 4000 spettatori sugli spalti. Certo che dà gusto vincere gare del genere». E stasera? «Roseto troverà un ambiente bollente (circa tremila spettatori, ndr). Livorno vive di basket, ha due squadre in B. L’altra è stata (PL, ndr) eliminata in semifinale. Qui, i biglietti sono finiti da una settimana. Le tifoserie mi sono sembrate amiche e questo mi fa piacere».
Antonello Ricci vive di basket, sin da quando, bambino, frequentava la palestra Don Bosco dei Salesiani, a Vasto. Da lì è nata quello che lui chiama “l’autismo per la pallacanestro”. Già, una malattia, una passione che ti segna. Ricci ha fatto la serie A a Teramo, con il tecnico livornese Ramagli; la A2 a Reggio Calabria, Roseto e Napoli. Ha giocato in B a Giulianova. «Ed è stato lì che si è riaccesa in me la passione per la palla a spicchi». Quarto anno a Livorno. «Quando sono arrivato il presidente ha parlato di un progetto triennale per andare in A2. L’anno scorso abbiamo perso la finale e quest’anno la società ha operato gli innesti giusti per rinforzare la rosa. Non siamo in finale per caso, era un obiettivo della società». Gara 3 che partita sarà? «Intanto, il palasport sarà una bolgia come al PalaMaggetti. Una bolgia colorata di amaranto. Serviranno carattere, attributi, tecnica, lucidità. Un po’ di tutto. Soprattutto la sfrontatezza dei giovani».
E Roseto? «Una grande squadra con un Mantzaris impressionante. Sembra che cammini, eppure la palla va sempre. In gara due siamo stati bravi a neutralizzarlo. Abbiamo difeso bene sui di lui. Ma Roseto è forte. Vincere gara due ci ha dato carica e fiducia. Soprattutto ha gasato l’ambiente. Ma noi sappiamo che è dura: gara uno ci è sfuggita di mano quando pensavamo di poterla vincere e gara due stava per prendere la stessa piega. Buon per noi che siamo riusciti a mantenere la barra dritta». Da Roseto circa 250 tifosi in viaggio verso il PalaMacchia di via Allende e una squadra, quella di Gramenzi, assetata di riscatto dopo la sconfitta di martedì sera.
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