Lanciano si fa raggiungere A Livorno la gara della vita

15 Maggio 2016

Venerdì in caso di sconfitta i rossoneri potrebbero retrocedere in Lega Pro

LANCIANO. Harakiri: non c’è altra parola per commentare la disfatta della Virtus Lanciano con la Ternana. Il pareggio subìto all’ultimo minuto è un suicidio sportivo che, a questo punto della stagione, pesa infinitamente di più dell’amarissimo 4-0 rimediato a Pescara. I frentani fanno su e giù dalle stelle alle stalle per l’ennesima volta e nel momento più inopportuno, quello in cui è vietato sbagliare. La disattenzione decisiva all’ultimo giro di lancette potrebbe costare una stagione: quanto sarà stata grave, come pure il gol mangiato a 4’ dal termine, lo sapremo dopo la gara a Livorno. Al Picchi si va da quintultimi, in casa di una squadra che farà di tutto per vincere contro una Virtus che, dopo l’adrenalina dei tre punti restituiti, si ritrova un’altra volta col morale sotto i tacchi. Con un successo in Toscana si può ancora sperare nella salvezza diretta: in caso di “gruppone” a 46, la classifica avulsa eviterebbe il quintultimo posto, e solo vis-à-vis con la Pro Vercelli bisognerebbe vedere la differenza reti ora sfavorevole; con una sconfitta o un pareggio, considerando gli impegni di Modena e Salernitana, le possibilità di evitare la retrocessione diretta sono quasi inesistenti. Eppure la gara con la Ternana sembrava destinata a terminare serenamente col classico copione di fine campionato. Del resto nessuno era sceso in campo col coltello tra i denti, tanto che alla fine c’è un solo ammonito, poi espulso per una parola di troppo. Gli ospiti, incerottati e senza ambizioni, giochicchiano, manovrano e di tanto in tanto affondano. La Virtus bada essenzialmente ad accompagnare fino allo spegnimento naturale l’azione dei rossoverdi, che non fanno granché per tenere fede al soprannome “fere”, belve nel dialetto locale, che a metà anni ’60 nacque per la veemenza con cui giocavano. Tuttavia l’occasione più limpida del primo tempo è loro: al 40’ una sbavatura di Salviato innesca Furlan che colpisce il palo, mentre sulla ribattuta Belloni dà l’opportunità a Cragno di esaltarsi. Scivolone difensivo a parte, i padroni di casa non si scoprono: concentrati e ordinati, quando attaccano fanno di tutto per arrivare fino in fondo, per segnare quanto prima una rete che si spera decisiva. La zampata buona ce la mette Marilungo, che devia sotto porta un traversone di Giandonato. La Ternana ci prova dalla distanza, ma solo una volta, con Palumbo al 29’, impegna Cragno a terra. Tra un tentativo fuori bersaglio e l’altro degli umbri, i rossoneri vanno a caccia del pertugio giusto soprattutto da sinistra con Di Francesco e Di Matteo: da loro arrivano i cross che tengono in ambasce i rossoverdi, mentre l’unica parata vera Mazzoni la fa al 31’, quando Di Francesco scambia con Ferrari, si incunea dietro le linee, e trova la manata che gli nega il nono gol stagionale. Al 14’ Gonzalez sulla linea aveva salvato su Rigione. Nel secondo tempo la Virtus prova a chiuderla, ma senza affannarsi troppo. Da metà ripresa poi preferisce addormentare il ritmo: si punta ad arrivare al 90’ senza farsi male. Un errore di Vitale (infelice l’avvicendamento con Giandonato) che innesca Avenatti al 26’ e un’uscita di Cragno al limite al 35’, dovrebbero essere gli unici fuochi di paglia rossoverdi. I frentani abbassano sì il baricentro, ma comunque vanno al tiro con Marilungo, c’è un gol annullato a Rigione e qualche tiro da fuori, oltre al clamorosissimo errore di Ferrari: al 41’ getta alle ortiche una palla d’oro di Turchi quasi impossibile da sbagliare. Doveva essere l’ultima emozione di una gara archiviata, e invece diventa il simbolo di una Virtus molle, che a mezz’ora dal termine ha smesso di giocare e si è dimenticata di difendere il vantaggio col sangue agli occhi. È enorme il rimpianto quando Valjent, lasciato solo da Turchi, rifila alla Virtus una sberla tanto inaspettata quanto dolorosa. E venerdì si va a Livorno: lì sì che ci vorrà il coltello tra i denti dal primo all’ultimo minuto.

Andrea Rapino

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