Malagò lancia l’Abruzzo «Dal calcio all’atletica, è una terra di campioni»

Il presidente del Coni a Montesilvano per il Galà dello Sport: «Questa è una regione eclettica che sa forgiare le eccellenze»
MONTESILVANO. Una giornata speciale per gli amanti dello sport al Grand Hotel di Montesilvano. Una giornata che ha sintetizzato con la regia del presidente regionale del Coni Enzo Imbastaro due premiazioni in un unico grande evento con ospite d’onore Giovanni Malagò. Da un lato i migliori atleti e dirigenti della provincia di Pescara che si sono distinti nel 2022, dall’altro i vincitori del progetto “tutela del talento atletico” nell’ambito dell’iniziativa con la Regione Abruzzo. E tanti applausi anche per chi ha fatto la storia dello sport abruzzese, come la ginnasta Fabrizia d’Ottavio e il campione di beach volley Paolo Nicolai. E il numero uno del Coni ha parlato a lungo dell’Abruzzo e dello sport nella nostra regione, accettando anche di analizzare temi delicati di livello nazionale che lo hanno toccato personalmente. Sguardo sorridente, stretta di mano al sindaco di Pescara Carlo Masci, la soddisfazione palpabile per il clima che si respira nella sala Zimei gremitissima e tante foto concesse a sportivi e non che lo hanno accolto in Abruzzo.
Presidente Malagò, una bella giornata di festa e di sport a Montesilvano.
«Un appuntamento annuale che avviene in tutte le regioni. Qui in Abruzzo c’è una tradizione ancor più consolidata e oggi (ieri, ndc) si premiano atleti olimpici e non e chi ha fatto grande questa regione e di conseguenza lo sport italiano. E quindi è proprio una bella giornata di festa».
Lei ha sempre speso belle parole per questa regione. Se le chiedessimo di spiegarci il binomio sport-Abruzzo?
«Regione eclettica. Mi viene da definirla così nell’ambito sportivo e vi spiego perché. Ha saputo costruire, formare e strutturare atleti e atlete in tanti sport così diversi l’uno dall’altro. Qui da voi sono nati campioni di Formula 1, calcio, basket, ginnastica, pallavolo, atletica e tanti altri sport. In altre regioni c’è una specializzazione che è più focalizzata».
Malagò, se la sente di definire l’Abruzzo come una terra di sport?
«Sì e le spiego perché. È una terra geograficamente non semplice ma che ha tutto. In proporzione è la regione che ha la maggiore capacità di testimoniare quella che è la bellezza dell’Italia. Mare, campagna e montagna. E, in una regione che non è immensa, avere così tante cose la rende una regione che “c’è da pedalare” anche nel senso motorio della parola». Dopo aver speso parole al miele per l’Abruzzo il presidente del Coni Giovanni Malagò tocca due aspetti che hanno avuto la copertina nelle testate nazionali. Uno, quello della ginnastica ritmica, riguarda da vicino anche l’Abruzzo. Proprio sul Centro avevamo parlato di una denuncia fatta dall’ex ginnasta Alice Aiello che parlava di torture psicologiche per controllare il peso e non solo. Aiello aveva gareggiato con l’Armonia d’Abruzzo e sulla scia di quella denuncia tante ex atlete avevano detto la loro.
Presidente, qual è la sua opinione?
«È molto importante che ci sia stata la possibilità e la facoltà di denunciare quello che non andava bene. E ci mancherebbe altro. Io non mi permetto di giudicare quando ci sono delle denunce così circostanziate. C’è una Procura federale, c’è un organismo che è stato istituito, ci sarà una Procura generale che seguirà quella federale. C’è anche una Procura della Repubblica che ha ricevuto altre denunce da alcune tesserate. È cominciato tutto da poco tempo, dare giudizi ora è davvero fuori luogo». Il presidente del Coni risponde, e lo fa argomentando in maniera chiara e precisa, la sua opinione su quanto successo con le intercettazioni che lo hanno coinvolto.
Malagò era al telefono con l’ex Ad di Sky Andrea Zappia e in quella conversazione vennero fuori giudizi forti su alcuni dirigenti della Serie A (Lotito e Preziosi) e non solo. Presidente, qual è la verità?
«Io non posso negare le intercettazioni, ci mancherebbe. La verità è che uno annuisce a delle riflessioni fatte a caldo con una persona dopo un episodio che nel mondo del calcio e che tutti i giornalisti conoscono perfettamente. Deve fare riflettere che due persone che parlano tra di loro senza alcuna rilevanza penale e a distanza di tanto tempo vengano messe alla lettura e all’interpretazione dei terzi. Anzi lo trovo molto triste. È qualcosa di assurdo. E andava contestualizzato con quello che era successo prima. Ripeto, è tutto molto triste».
Enrico Giancarli
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