Mezzo milione di tedeschi festeggia gli dei del calcio

16 Luglio 2014

Prima a Berlino e poi a Monaco: la Germania celebra la coppa del Mondo Il ct Loew: «Siamo tutti campioni». Sfottò per brasiliani, argentini e italiani

BERLINO. È stata una lunga attesa, di ore. Alla fine però ne è valsa la pena, a giudicare dai volti stanchi, ma sorridenti, che si incrociavano per le strade della capitale tedesca intorno alla Porta di Brandeburgo. Circa mezzo milione di persone si sono ritrovate ieri mattina nella Fanmeile per festeggiare la nazionale tedesca vincitrice della Coppa del mondo di ritorno dal Brasile. Un mare di bandiere della Germania sventolanti e cori cantati a squarciagola dai tifosi in delirio hanno accolto la squadra al completo, con l'allenatore Joachim Loew e i massimi dirigenti del calcio tedesco, di ritorno con la coppa più ambita. «Dei del calcio», li hanno chiamati più volte i presentatori dell'evento ricordando i titoli dei giornali, ieri invasi dalla vittoria mondiale. Ma «siamo tutti campioni del mondo», ha gridato con entusiasmo alla folla Loew, uno dei primi a parlare. L'aereo tornato dal Brasile è arrivato con la squadra all'aeroporto berlinese di Tegel con due ore di ritardo. Di lì una lunga passeggiata verso la città, che ha portato i protagonisti del sogno più atteso – erano passati 24 anni dall'ultima vittoria in Italia, nel 1990 – a salire su un autobus scoperto che si è avvicinato alla Fanmeile tra due ali di folla, lentamente, lungo la Sprea, il fiume di Berlino.

Al settimo cielo gli eroi di Rio de Janeiro, che sul palco hanno dato libero sfogo a 4 settimane di tensione assoluta, facendo portare la coppa al capitano Philipp Lahm con un simpatico “siparietto”. «Siamo mega-orgogliosi», grida Per Mertesacker dal palco. «Abbiamo finalmente portato questa fottuta coppa qui», si sfoga Bastian Schweinsteiger. «Lo spirito di squadra ha funzionato. Eravamo una cosa sola», ha commentato Thomas Mueller. «Sì, lo spirito di squadra, i singoli non bastano», ripetono all'unisono i tanti tifosi intervistati. Sul palco spazio anche per qualche sfottò, per i brasiliani affogati nel 7 a 1 della semifinale, per gli argentini e per gli italiani, i rivali di sempre. Prima alcuni giocatori sono entrati in scena abbracciati, con il busto chino, canticchiando ritmicamente e con tono mesto, «così camminano i gauchos, così son finiti i gauchos», per poi esplodere insieme al pubblico in un tripudio di salti e braccia al cielo in altre due strofe, camminando a busto eretto: «Così camminano i tedeschi, i tedeschi vincono così». Poi è arrivata la battuta sugli italiani del giocatore della Sampdoria Shkodran Mustafi: «Finalmente anche la nostra nazionale, come quella italiana, ha la quarta stella e ora mi posso prendere una piccola vendetta», ha detto il giocatore di origini albanesi. Ti dispiace un po’ per gli italiani, li consolerai, incalza il presentatore dell'evento? «No, quando torno li faccio neri», ha risposto Mustafi scherzando.