Ricorsi e carte bollate nell’estate bollente del tutti contro tutti

6 Agosto 2018

Nelle aule dei tribunali sportivi si riscrivono i verdetti del campo e si annullano le delibere del commissario

PESCARA. E’ una delle estati più roventi in serie B, trascorsa nelle aule dei tribunali sportivi a modificare le sentenze maturate sul campo. Talmente rovente che è stato necessario rinviare la pubblicazione dei calendari in attesa che la giustizia sportiva (e non) faccia il suo corso e che il commissario Fabbricini definisca l’elenco delle squadre ripescate. L’atto finale della passata stagione non prometteva nulla di buono con la finale play off Frosinone-Palermo che passerà alla storia anche per il lancio di palloni in campo da parte dei giocatori ciociari e per l’invasione sul terreno di gioco dei tifosi prima del fischio finale. Brutta cosa. Per non parlare del caso Calaiò con quei messaggi ai giocatori dello Spezia che sono costati (al momento) cinque punti di penalizzazione al Parma da scontare in A. Otto punti di penalizzazione per il Foggia al quale vengono imputati l’utilizzo dei soldi riciclati e i pagamenti in nero. Roba da far drizzare i capelli anche a chi non ce l’ha. Poi le esclusioni di Cesena e Bari. I romagnoli oberati di debiti con l’Agenzia delle Entrate e i pugliesi incapaci di fare una ricapitalizzazione di tre milioni di euro per andare avanti.
Un paio di considerazioni a margine: perché il Cesena non è stato fermato prima vista la montagna di soldi da dare al Fisco? E poi: perché al Bari è stato permesso di tesserare fior di giocatori, nella passata stagione, senza che ci fosse una copertura economica adeguata? Lo stesso Cesena è stato poi coinvolto nel caso delle plusvalenze fittizie nel quale c’è di mezzo anche il Chievo. Una trentina di giocatori trasferiti con un valore a bilancio chiaramente superiore alla media del mercato. Illecito amministrativo accertato con tanto di penalizzazione che però non sconterà, dal momento che il club bianconero è scomparso e ripartirà dalla serie D con un’altra dirigenza. E poi il gran pasticcio, quello relativo ai ripescaggi. E in questo caso c’è la mano del commissario Fabbricini con la delibera nella quale si spiega che le società sanzionate (per alcune irregolarità) negli ultimi tre anni non possono accedere alle graduatorie. Il Novara si è ribellato contestando la retroattività della norma.
Nel caso specifico, quando il club piemontese ha commesso l’illecito (penalizzazione per mancato pagamento degli stipendi) la norma non c’era e quindi non sapeva di andare incontro a questa preclusione. Ricorso, ovviamente, accolto, in primo e in secondo grado. Tanto che viene da chiedersi il nome di chi, in federazione, abbia partorito una norma che ha valore retroattivo. Norma comunque firmata dal commissario Fabbricini la cui nullità ha riscritto la graduatoria dei ripescaggi in serie B mandando in orbita il Novara e il Catania. I siciliani appena tre anni fa venivano travolti dallo scandalo delle partite truccate. All’epoca dalla serie B furono retrocessi in C con penalizzazione. A distanza di tre anni senza aver ottenuto la promozione sul campo rieccoli in B. Con buona pace della Ternana che aveva fatto la bocca al ritorno in B dopo la retrocessione. E c’è, infine, il caso Avellino, escluso dalla federazione e dal Coni per il problema fideiussioni. Ora si aspetta l’esito del ricorso al Tar. E la Figc ha paura. Aspetta a formalizzare l’elenco dei ripescaggi perché se poi il Tar dovesse riammettere l’Avellino si procederebbe a un campionato a 23 squadre, quando 22 sono già troppe e il consiglio di Lega di B ha chiesto (invano) di bloccare i ripescaggi. Insomma, un ginepraio, una Babele nella quale è difficile districarsi. Se non con un buon avvocato che d’estate fa sognare più di un centravanti. Resta una considerazione, la più banale di tutte: il sistema non funziona.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA