Turbo Yates morde il Giro ma Bernal è sempre rosa

Il britannico si impone su Almeida e sul leader della corsa. Ora le ultime salite
VALSESIA. Vi ricordate quel ragazzo inglese che nel 2018 sorprendeva tutti e che a Campo Imperatore vinse in maglia rosa? E quel giorno eravamo sul Gran Sasso di Simon, oggi in Valsiesa siamo sull’Alpe di Simon. L’inglese Simon Yates ha vinto a modo suo la tappa del Giro d’Italia in Valsesia staccando tutti verso l’Alpe di Mera e avvicinando il secondo posto in classifica di un Caruso che stupisce sempre di più. Egan Bernal ragiona da professore universitario, si gestisce, cede poco più di 30” e tiene blindata la sua maglia rosa.
La tappa di ieri. Solite scaramucce dopo il via da Abbiategrasso per cercare la fuga, ma il gruppetto che riesce a sganciarsi non ha nomi di spicco e si capisce subito che la vittoria di tappa sarà una questione riservata agli uomini di classifica. A rafforzare la tesi la Bike Excange di Yates e la Deceunink di Almeida in testa a fare l’andatura. In discesa il gruppo si spacca, Bernal si accorge che due uomini del suo treno, Puccio e soprattutto Martinez, sono rimasti dietro. Niente paura, una motocicletta che sulla targa ha scritto Filippo Ganna e che aspetta con ansia la crono di domani, si è fermata e ha riportato tutti dentro. Ora Bernal è più tranquillo e quando il gruppo è transitato sotto lo striscione dei meno 10 a Scopello ed è iniziala la salita finale, i fuggitivi erano lì a portata di mano. L’Alpe di Mera è stata presentata come una salita durissima, un facsimile a Sega di Ala. Bernal lo sa bene e quando Simon Yates decide di allungare, lui resta alla ruota di Castroviejo e Martinez.
Yates va a riprendere subito Almeida che aveva accelerato qualche minuto prima e si trascina dietro Caruso, Bennet e Vlasov. Chi ha iniziato a sperare di vedere un Giro riaperto però resterà presto deluso. Yates non guadagna più di 25” sulla maglia rosa e quando Castroviejo dice basta e tocca a Martinez sono dolori per molti. Non per Bernal che piano piano riprende tutti e vede il solo Simon Yates qualche centinaio di metri più avanti. Bernal decide di prendere in mano la situazione, Almeida si ricorda che giusto qualche mese fa è stato il grande protagonista del Giro e resta incollato al colombiano. Cedono qualcosa Caruso e Vlasov.
Corsa finita per gli altri. Yates danza sui pedali, Bernal lo fissa da lontano e pedala seduto sulla sua bicicletta. Due stili opposti ma tremendamente efficaci. Il vantaggio di Yates scende sotto i 20” e al triangolo rosso dell’ultimo chilometro Almeida parte. Yates resiste davanti mentre Bernal paga qualcosa. Crisi? No, semplice gestione delle energie e ottimizzazione del vantaggio conquistato nelle prime due settimane. Caruso si riporta quasi sulla maglia rosa (bravo, bravissimo il siciliano) mentre lì davanti Simon Yates, il dottor Jekyll e mister Hide di questo Giro, può finalmente festeggiare. Almeida è secondo, Bernal terzo e Caruso quarto. «Possibilità di riaprire il Giro? Credo sia difficile poter riprendere Egan». Così subito dopo la corsa il vincitore Yates. «Per me era importantissimo vincere una tappa e voglio ringraziare la squadra. Domani (oggi, ndc) ci saranno altre salite e sarà durissima. Vediamo come starà la gamba e poi valuterò. Perché sono andato male nella prima parte del Giro? Penso sia stato il freddo, oggi la condizione è molto buona. Io proverò a vincere ma cercare di insidiare la maglia rosa non sarà facile»
Sempre più rosa. Bernal appare molto lucido dopo il traguardo. Ragiona da professore e la sua analisi è di alta scuola ciclistica. «L’errore di Sega di Ala mi è stato di lezione. Su queste pendenze non posso seguire Yates e così quando ha attaccato sono salito con il mio passo e la squadra è stata perfetta. Se sono in calo di condizione? No, io sono dove devo essere, Yates è semplicemente più forte in questo momento e su queste salite. Quando Almeida è partito nel finale potevo fare qualcosa di più ma il mio obiettivo è portare la maglia rosa a Milano. Gli scatti li ho fatti nelle prime due settimane e ora posso gestire quel vantaggio che mi sono conquistato».
L’ultimo sforzo. Oggi ultima tappa di montagna prima della crono conclusiva di domani. Si parte da Verbania e dopo un tratto in territorio svizzero si tornerà in Italia con l’arrivo sull’Alpe di Motta. Tre le salite di giornata: l’interminabile passo San Bernardino posto a quota 2.065 dopo 23.7 km di ascesa al 6.2 % medio; il passo dello Spluga che misura 8.9 km con la pendenza media del 7.3% e posto a quota 2.115 e l’ascesa finale verso l’Alpe di Motta (posto a 1727 metri di quota) transitando da Madesimo dove la strada spianerà per 800 metri. Nel dettaglio la salita è lunga 7.3 km e la pendenza media è del 7.6%. Sarà l’ultima battaglia in alta quota che può mettere in pericolo la maglia di Egan Bernal che vede sempre più vicina la laurea in rosa di Milano. Sessione fissata per domani dopo la cronometro ma prima c’è l’ultimo esame di oggi e Simon Yates potrebbe essere un professore molto severo.

