Zaza, le scuse-bis «Non sono spaccone so di aver deluso»

5 Luglio 2016

Un lungo post dell’attaccante della Juve su Instagram Ma l’esito di Bordeaux ci lascia giocatori più “umani”

INVIATO A MONTPELLIER. È stato il più bersagliato dalla critica dopo il rigore fallito a Bordeaux e sui social il suo balletto sul manto erboso della Guascogna è diventato un cult, adattato dai maghi di photoshop a stili di ballo diverso, dal liscio al tango per arrivare allo Schuhplattler, la tipica danza bavarese con i ballerini in Lederhosen (i classici pantaloni corti in pelle) che si muovo battendosi le mani sulle gambe e sulle suole delle scarpe. Simone Zaza, guascone e un po’ sbruffone più per immagine che per vocazione, a 30 ore dal “fattaccio” ha recitato il mea culpa con un post sul suo profilo Instagram.

«Oltre a chiedere scusa agli italiani - afferma l’attaccante lucano della Juve - aggiungo che mi dispiace aver deluso tutte le persone che hanno vissuto, gioito, creduto e alla fine sofferto per questa squadra. Io mi assumo le mie responsabilità come ho sempre fatto e vado avanti, consapevole che questo gruppo ha reso fieri gli italiani... quelli veri. Quelli che hanno sempre tifato per noi, indipendentemente dal valore della squadra. Quelli che prima di ogni partita cercavo di spiare e guardare negli occhi, per capire che non eravamo solo 23 in campo, ma un popolo intero».

Zaza ammette le sue responsabilità, ma non butta nel cestino l’avventura francese. Anzi. «Mi sento di ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto dopo questo episodio - prosegue nel suo post - coscienti che la mia non era presunzione, e ci tengo a sottolinearlo questo. E soprattutto voglio dire che sono anche io un tifoso di questa Nazionale, perciò oltre ad essere deluso, triste e incazzato con me stesso, sono anche orgoglioso di aver visto risvegliata una nazione differente da tutte le altre. Ciò che è successo me lo porterò dentro per tutta la vita. Era il momento più importante della squadra, anche ovviamente mio. Ed io l’ho fallito. Forse tra qualche anno si ricorderanno solo alcuni episodi e non quei 23 che hanno dato l’anima in ogni allenamento per essere pronti partita dopo partita. Ma questo è il calcio, ed è così. Scusate ancora».

Insomma, anche i ricchi piangono. L’associazione alla celebre telenovela sudamericana è quasi automatica. Perchè a questo livello i giocatori sono decisamente ricchi, spesso viziati, appagati, e volano tre metri sopra il cielo in una realtà quasi artificiale. Ma se Zaza piange via social, le lacrime di Buffon, Conte e Barzagli dopo la beffarda sconfitta di Bordeaux sono reali, in diretta, terrene, sincere e amare come il vino figlio delle viti della Guascogna che circondano lo stadio della disfatta. Non erano lacrime a comando, non seguivano un copione. Il portiere azzurro che a 38 anni ha vinto praticamente tutto pensa e ripensa a quei rigori maledetti, all’occasione unica di non riiscire a vincere nonostante i tre rigori falliti dagli avversari, e Barzagli che teme che la memoria della storia terrà impressa la serie dei rigori e non il cammino della Nazionale. Due campioni navigati che dieci anni fa proprio ai rigori sono saliti sul tetto del mondo e che pure non trattengono l’emozione come ragazzini timidi e impacciati. Immagini belle, di umanità che trasformano gli idoli inarrivabili in vicini di casa, compagni di banco e che quasi vorresti consolare perchè la vita va avanti, un giocatore non si giudica da un calcio di rigore ma dal coraggio, l’altruismo e la fantasia. E il coraggio lo hanno avuto i 23 “soldati” di Conte. E pazienza per la sfrontatezza di Pellè e Zaza, magari figlia di un terremoto emotivo che i due hanno cercato di contenere con un atteggiamento spaccone.

Ma quelle di Buffon e Barzagli sono lacrime che sembrano quasi comunicare, è il cuore che parla senza mediazioni, e l’anima che risponde senza vincoli e senza catene. Uno spaccato di umanità che all’improvviso rompe il protocollo di quelle interviste prestabilite e fissate in agenda da società e addetti stampa con i giocatori che parlano con luoghi comuni e frasi fatte. Sì, anche i ricchi piangono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA