«È un’ingiustizia che Teramo non sia “Città che legge”»
TERAMO. Non è giusto che Teramo non abbia la qualifica di “Città che legge” e il prossimo sindaco dovrà impegnarsi perché la ottenga. Questo il senso di una nota firmata da Renato Pilogallo e Pina...
TERAMO. Non è giusto che Teramo non abbia la qualifica di “Città che legge” e il prossimo sindaco dovrà impegnarsi perché la ottenga. Questo il senso di una nota firmata da Renato Pilogallo e Pina Manente, rispettivamente direttore artistico e curatrice di “Lectus. Vox Populi”, la maratona di lettura in pubblico la cui prima edizione si è svolta nello scorso autunno a Teramo.
«Giulianova», scrivono, «ottiene la qualifica di “Città che legge”: siamo contenti, lo siamo sempre e per chiunque opera e si impegna a favore della conoscenza con iniziative ed attività che favoriscono la lettura. Teramo è la città di “Lectus” (420 lettori oltre 4.000 uditori); è la città della Biblioteca Delfico (oltre 70 presentazioni l’anno); quella dove librai indipendenti come Christian Simonella danno vita a decine di incontri con scrittori coinvolgendo operatori culturali; è la città dove l’Università offre l’opportunità di confronti con autori e personalità di prestigio internazionale; dove Empatia, fra le prime esperienze italiane, ha pensato alla formula enoteca-libreria; dove un’associazione come “Detto fra noi” ha fatto crescere il movimento “Scambialibro”; dove “Teramo Poesia”, osservatorio sulla poesia moderna e contemporanea, si è guadagnata spazi critici nazionali; dove Teramo Nostra si è fatta madre di tante piccole realtà alle quali ha offerto casa e companatico in nome dei libri. Ma Teramo non ha alcuna qualifica. In questo elenco di città italiane al quale il ministero dei Beni e delle Attività culturali attribuisce il titolo “Città che legge” non c’è. E non c’è perché l’unico ente titolato ad avanzare la candidatura è l’amministrazione comunale e il Comune di Teramo non l’ha mai presentata». Pilogallo e Manente, «tristi ma non rassegnati», colgono l’ occasione per rivolgere un appello a tutti i candidati sindaci: «Se andate ad amministrare guardatela questa città, con occhi nuovi e amorevoli; guardateci, esistiamo, una trama fitta di persone e progetti che meritano attenzione: magari la prossima volta vi ricordate che esistono bandi (e finanziamenti) e che partecipare significa innanzitutto rispettare i cittadini e il capitale che avete per le mani».

