Ammanco con i buoni pasto Il sindaco: «È di 156mila euro»

Tortoreto, Piccioni rompe il silenzio mantenuto finora e fa una comunicazione in consiglio comunale «Tutto è cominciato nel 2012 ed è andato avanti fino a novembre scorso quando lo abbiamo scoperto»
TORTORETO. Il sindaco di Tortoreto fa chiarezza sui numeri dell’ammanco dei buoni pasto: «Il debito è di oltre 156mila euro, accumulato a partire dal biennio 2012-2014 fino al novembre scorso, lo confermo. Indagherà anche la commissione consiliare di vigilanza, già convocata dal presidente Riccardo Straccialini». Così Domenico Piccioni ha rotto il silenzio sull’argomento, in un breve discorso di pochi minuti ritagliato prima della discussione degli ordini del giorno della riunione del consiglio comunale di ieri pomeriggio, convocata per trattare questioni estranee ai mancati introiti dalla vendita dei buoni pasto. La novità più importante nel dibattito, il sindaco la offre snocciolando i numeri dell’ammanco: «A dispetto di quanto dichiarato da qualcuno sulla stampa nei giorni scorsi, il debito accumulato nel biennio scolastico 2012-2014 esiste ed ammonta a oltre 40mila euro. Altrettante, sono le somme mancanti riferite al biennio 2014-2016, mentre il restante debito è stato accumulato dal 2016 fino al novembre 2017». Pur senza citarli direttamente, il riferimento di Piccioni è soprattutto agli ex assessori e consiglieri dissidenti dell’amministrazione Richi che, in una conferenza stampa organizzata venerdì scorso, avevano escluso la possibilità dell’origine dell’ammanco nelle annualità dal 2012 al 2015, viste le iniziative intraprese sia dalla loro compagine politica, che quella precedente dell’amministrazione Monti. Se Piccioni li smentisce da quel lato, conferma però dall’altra il sospetto che il buco sia cresciuto maggiormente nel periodo dal 2016 in poi, quindi sotto la gestione commissariare e nei primi mesi della sua amministrazione. La risposta agli ex dissidenti, ad ogni modo, è l’unica nota forte che il sindaco si è concesso in un discorso che voleva il più istituzionale possibile. «Non ho rilasciato e non rilascio dichiarazioni, perché c’è un’indagine penale in corso ed è stata anche convocata la commissione consiliare di vigilanza sull’argomento. Noi non giudichiamo, non diamo colpe: l’amministrazione ha il compito di controllo, che abbiamo svolto con gli uffici», ha spiegato il primo cittadino, che poi ha elencato i fatti principali avvenuti nelle ultime settimane: «Appena accorti dell’ammanco, a novembre, abbiamo dato 15 giorni di tempo ai rivenditori dei buoni pasto per rientrare delle somme dovute al Comune. Nel frattempo abbiamo attivato il legale e sospeso la vendita dei ticket tramite privati, non senza qualche disagio per le famiglie. Infine il 4 dicembre, scaduti i 15 giorni, è stata sporta denuncia ai carabinieri, dando il via alle indagini per individuare le responsabilità. Alla prima occasione utile, la riunione della commissione urbanistica, ne ho dato notizia ai capigruppo del consiglio».
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