Automotive, appello alla politica: «Più sostegni alle nostre aziende»

2 Settembre 2024

I sindacati d’accordo sulla necessità di interventi istituzionali a difesa delle realtà medio-piccole La Cgil: «Quadro fragile, c’è troppo precariato». La Cisl: «Il territorio dev’essere reso appetibile»

TERAMO. L'ottimismo di Confindustria circa il presente e il futuro del settore automotive in provincia di Teramo è solo parzialmente condiviso dai sindacati. Per la Cgil infatti il quadro è a tinte fosche fra cassa integrazione in aumento e contratti precari; per la Cisl, che pure riconosce la presenza di segnali positivi sui nuovi investimenti in arrivo, vanno attivate politiche industriali regionali più solide. I sindacati consegnano al Centro la loro lettura sullo stato di salute dell'automotive dopo quella resa da Marco Matteucci, presidente della sezione Automotive di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, che aveva delineato uno scenario di crescita indicando nella carenza di figure professionali la vera criticità.
LA CGIL: QUADRO DIFFICILE
E c’È TROPPO PRECARIATO
Per la segretaria della Fiom Cgil, Natascia Innamorati, invece la situazione è «preoccupante» poiché «tante sono le aziende che hanno attivato la cassa integrazione a luglio, e tante sono quelle che la faranno a settembre. L'Inps ci dice che nel mese di luglio le ore di cassa sono state superiori al mese di giugno e superiori al luglio 2023. Non a caso, anche le disoccupazioni, sempre fonte Inps, a livello nazionale, sono aumentate del 9%», spiega Innamorati sottolineando come questa condizione si ripercuota specularmente nel Teramano «soprattutto nei settori automotive e tessile». Ciò che emerge dall'osservatorio Cgil è che in provincia «sono molti i contratti in somministrazione già interrotti, come in Purem, e altri sono fortemente a rischio nell'ultimo quadrimestre dell'anno: vedi Mivv, Oslv e Uform. Certamente la situazione geopolitica e la stessa Unione europea, che non detta politiche industriali serie, ma consente alle imprese di farsi concorrenza sul minor costo, piuttosto che sulla qualità, sono le prime responsabili di questa situazione», prosegue la sindacalista sottolineando come siano urgenti manovre del governo nazionale e dell'Europa per evitare che solo le grandi imprese sopravvivano e che «le piccole imprese, quelle che compongono il nostro tessuto produttivo, vengano mangiate da questi pesci grandi». Per la Cgil inoltre la situazione di Stellantis non va sottovalutata poiché interferisce negativamente sull'indotto teramano, e sugli investimenti aggiunge: «Ci sono aziende che si sono rese appetibili per importanti multinazionali oltralpe, come la Glm, ma bisogna anche sottolineare che il costo del lavoro in Italia è del 30% inferiore a quello dell'Europa centrale». Dalla Fiom infine piovono critiche verso Confindustria proprio sulla formazione: «Siamo stati i primi a sollevare questa necessità; tuttavia, è paradossale che da una parte si lancia l'allarme per la mancanza di figure professionali adeguate e dall'altra si assumono lavoratori a tempo determinato, quindi precari, che vengono ciclicamente lasciati a casa e a cui vengono proposti contratti settimanali o addirittura giornalieri: che tipo di formazione dovrebbero avere? Quale prospettiva?».
LA CISL: BUONE PROSPETTIVE
MA È ASSENTE LA POLITICA
Meno severa l'analisi di Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl: «Il settore ha buone prospettive e in parte condivido le parole di Matteucci. Noi come sindacati però sono dieci anni che insistiamo sull'appetibilità del territorio teramano e sulla necessità dunque di spingere per farlo crescere. Questo sarà possibile, come rimarcato nel documento di recente firmato sul tavolo regionale, solo col lavoro congiunto fra le parti sociali e con politiche concrete da parte della Regione. Il tema della formazione è un nostro cavallo di battaglia: mancano figure specializzate e ben venga la formazione per le nuove leve, ma bisogna tenere conto anche dei tanti lavoratori che devono essere riconvertiti alle nuove necessità industriali, evitando però che l'arrivo dei colossi porti via personale alle aziende medio-piccole che da anni operano nel territorio. Ma ogni ragionamento va inquadrato in ottica politica, regionale e nazionale: in Italia le aziende hanno costi elevati, a partire dall'energia, e nel Teramano vanno create le condizioni per attirare e far restare le industrie a partire dalla creazione di adeguate infrastrutture».
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