Bimbo nato morto: la famiglia chiede i danni per 1,6 milioni

14 Ottobre 2026

Il decesso, così come stabilito dall’autopsia, fu causato da un’emorragia da distacco della placenta. Asl citata davanti al tribunale civile dopo l’archiviazione dei nove indagati tra medici e ostetriche

TERAMO. Ci sono tragedie che con il tempo possono solo diventare più dolorose, al netto dei passaggi giudiziari. Come quella di una mamma e di un papà che da tre anni piangono il loro bambino nato morto all’ospedale Mazzini a fine gestazione per – così ha stabilito l’autopsia – un’emorragia da distacco della placenta. Dopo che l’inchiesta penale si è chiusa con un’archiviazione per i nove indagati tra medici ed ostetriche dell’ospedale Mazzini di Teramo, ora la vicenda approda davanti al tribunale civile con una richiesta di risarcimento danni pari a un milione e 600mila euro. La famiglia, assistita dall’avvocato Gennaro Lettieri, ha presentato un atto di citazione chiamando in causa la Asl teramana.

Nell’ordinanza d’archiviazione il giudice Lorenzo Prudenzano ha scritto: «Si è al cospetto di un ragionevole dubbio in ordine non tanto alla sussistenza di profili di negligenza consistenti nella mancata realizzazione di monitoraggio continuo mediante Ctg in presenza di perdite ematiche e di tracciato di categoria II, quanto, piuttosto, in ordine all’idoneità della condotta alternativa a scongiurare la morte perinatale. È senz’altro vero quanto stigmatizzato in sede di opposizione, vale a dire che la condotta negligente dei sanitari, i quali in violazione delle linee guida e delle raccomandazioni messe a disposizione della comunità scientifica di riferimento non avevano attuato un adeguato monitoraggio mediante Ctg, nei fatti aveva reso assi ardua la ricostruzione in termini di certezza processuale della catena di antecedenti causali dell’evento consistente nella morte perinatale. Ma è altrettanto vero che ciò non comporta affatto un alleggerimento dell’onere di provare i fatti posti alla base del giudizio esplicativo costituente la premessa del (successivo e concettualmente diverso) giudizio controfattuale». E proprio partendo da quello che pm e giudice definiscono «la condotta negligente dei medici» che trae linfa l’atto di citazione in sede civile.

Scrive l’avvocato Lettieri: «L’archiviazione del procedimento penale non è di ostacolo ad ottenere giustizia sul piano civilistico, atteso che l’archiviazione è un atto che segnala l’infondatezza del reato, oppure l’inidoneità a sostenere l’accusa in giudizio, ma non un accertamento definitivo dell’insussistenza del fatto. Per quanto in sede civilistica interessa, quindi, non appare revocabile in dubbio la responsabilità della struttura ospedaliera per la morte di un neonato che si poteva e si doveva evitare se solo si fosse agito con la prudenza e perizia che il caso imponeva. Il tempo trascorso dal ricovero ospedaliero (ore 15.30) alla sala parto (ore 19.30) con i sintomi che presentava la madre già all’ingresso (ammissione alla struttura alle ore 14.30), avrebbero dovuto immediatamente consigliare di intervenire con un cesareo urgente visto che la gravidanza era giunta al termine e che il quadro clinico della gestante, che lamentava perdite ematiche e contrazioni, tanto da indurla a presentarsi al pronto soccorso, era repentinamente cambiato dalla visita del giorno procedente, circostanza che avrebbe dovuto mettere subito in allarme gli operatori sanitari».

Lettieri, nel fare riferimento alle linee guida, aggiunge: «In contrasto con quanto raccomandato dalle linee guida e protocolli la paziente è stata trascurata per circa quattro ore, trascuratezza che assume particolare rilievo tenuto conto che si trattava di una paziente ormai in gravidanza tardiva o oltre il termine, ossia in una fase di gestazione notoriamente molto delicata perché assicurata a un maggior rischio di mobilità e mortalità feto-neonatale. Non vi è dubbio la responsabilità della struttura per le omissioni colpose dei sanitari che hanno sottovalutato colposamente le circostanze concrete che si presentavano all’accesso della partoriente in ospedale che avrebbero chiesto un immediato intervento, ritardo che ha cagionato la morte di un feto giunto al termine della gravidanza».

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