Case popolari di via Longo Gli sgomberi vanno avanti

Manca l’accordo con la società d’investimenti. L’opposizione: «Scadenze saltate» L’assessore: «Il progetto andrà a gara, gli alloggi sono comunque da liberare»
TERAMO. Gli inquilini se ne devono andare comunque. L’accordo con la società d’investimenti ancora non c’è, le scadenze per quanto non perentorie secondo il Comune sono saltate, ma lo sgombero delle palazzine popolari di via Longo da abbattere e ricostruire andrà avanti. Lo dice chiaramente l’assessore all’urbanistica Valeria Misticoni durante la seduta di commissione convocata dal presidente Vincenzo Falasca per fare il punto sul contestato progetto di housing sociale che interesserà l’area a ridosso del centro storico. Alla presenza di un gruppo d’inquilini delle case popolari destinate a sparire, per lasciare spazio a un nuovo quartiere da tirare su con l’aiuto di “Sgr Investire Immobiliare”, sottolinea che l’amministrazione proseguirà nell’attuazione del piano di sgombero degli ultimi due edifici ancora occupati da una quarantina di famiglie.
«Finora abbiamo concordato con gli assegnatari le nuove destinazioni e alcuni ci hanno ringraziato con le lacrime agli occhi», fa sapere l’assessore, «ma chi non ancora risposto ai nostri ripetuti inviti e non si presenta agli appuntamenti per la scelta della nuovo alloggio rischia di perdere il diritto e di non avere più la casa». Lo sgombero bonario, insomma, diventerà sfratto a tutti gli effetti. Per l’opposizione, che più volte ha denunciato illegittimità nella procedura avviata dal Comune, l’iniziativa è completamente sballata. «La manifestazione d’interesse inviata a novembre dalla Sgr non ha ancora ricevuto risposta da parte dell’amministrazione», evidenzia Gianguido D’Alberto, capogruppo di “Insieme possiamo”, «le palazzine andavano liberate entro marzo e non tutte sono vuote e a fine anno il fondo d’investimenti sarà chiuso e dunque non si potrà più fare altro». C’è anche il rischio che la società proponente, di fronte alla prolungata inerzia dell’amministrazione, chieda un risarcimento che potrebbe attestarsi anche a 300mila euro. Secondo Paola Cardelli, dunque, sarebbe quanto meno opportuno fermare la «deportazione» degli inquilini alla luce anche dell’accertata irregolarità dell’accordo siglato nel 2014 dal sindaco Maurizio Brucchi con la Sgr. Su questi temi battono anche il grillino Fabio Berardini e Cristina Marroni, ma l’assessore non fa una piega. «Non abbiamo ancora risposto perché si tratta di valutare una proposta complessa che abbraccia aspetti urbanistici, finanziari e giuridici», replica, «e comunque andremo in gara d’appalto». Gli sgomberi proseguiranno «in quanto derivano da una deliberazione del consiglio e seguono un percorso parallelo ma distinto rispetto al progetto di riqualificazione dell’area».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

