Ciclista morto per un'ischemia miocardica, sei medici a processo

Il 43enne Gabriele Traini è stato stroncato dal malore due anni fa durante un giro in bici. I professionisti sotto accusa per i certificati rilasciati
TERAMO. È morto a 43 anni mentre andava in bici, la sua grande passione, stroncato da un’ischemia miocardica acuta. Per i familiari e gli amici un decesso inspiegabile viste le visite mediche a cui si era sottoposto e i certificati di idoneità sportiva ottenuti. Due anni dopo la tragedia di Gabriele Traini, operaio di Atri e ciclista amatoriale, ci sono sei medici a processo per omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria a scandire l’inchiesta aperta dalla pm Silvia Scamurra. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice Marco Procaccini al termine dell’udienza preliminare.
Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura – e tutta da provare nei successivi passaggi del procedimento penale – i sei professionisti nella loro veste di cardiologi e medici dello sport, avrebbero rilasciato all’uomo, così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, «certificazioni di idoneità alla pratica sportiva agonistica all’esito di valutazioni risultate eccessivamente sommarie, imprudenti e imperite – in presenza degli elementi informativi infra-specificati e tenuto conto delle prescrizioni delle linee guida Cocis 2017 (aggiornate nel luglio 2023) – non precedute dagli approfondimenti diagnostici di secondo livello necessari e idonei a valutare l’effettiva sussistenza ed entità di un rischio cardiologico nonostante referti di Egc da sforzo indicativi di possibili insulti ischemici del miocardio e la presenza di ulteriori elementi suggestivi di un possibile rischio coronarico per un atleta “master”, ovvero effettuando approfondimenti inadeguati al caso di specie o prescindendo dalla verifica delle risultanze degli approfondimento richiesti».
Con questo, sempre secondo l’accusa della Procura, «inducendo», si legge nell’atto, «nell’interessato il ragionevole convincimento dell’insussistenza di controindicazioni alla pratica di uno sport implicante un’attività cardiaca quale il ciclismo» La prima udienza è fissata per il 13 gennaio davanti alla giudice monocratica Martina Pollera. Gli imputati sono Cosimo Napoletano, nella sua veste all’epoca dei fatti di responsabile del dipartimento “Cuore & Vasi” nonché della Uoc di Cardilogia I dell’ospedale Mazzini; Scolastica Bonaduce, specialista in medicina dello sport e responsabile di un centro di medicina dello sport privato; Pietro Di Sabatino, Gino Lombardi, Siriano Cordoni e Antonio Franco, tutti specialisti in cardiologia e medicina dello sport nello stesso ambulatorio privato. La tragedia avvenne il 14 aprile del 2024 sulla strada provinciale 19, nella zona di Feudo alto, tra Castellalto e Canzano, dove l’uomo stava facendo una passeggiata in bicicletta insieme a un gruppo di amici, i primi ad intervenire e a chiedere aiuto. Traini, sposato e padre di due figli, abitava a Santa Margherita di Atri ed era un apprezzato operaio dello stabilimento Cordivari di Pagliare di Morro d’Oro. Grande appassionato della bicicletta, faceva parte dell’associazione sportiva dilettantistica “Salite & Abbracci”. In passato aveva giocato anche nella squadra di calcio del Fontanelle.
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