Di Matteo: piano per gli ospedali, vantaggi per la sanità teramana

29 Dicembre 2023

TERAMO . «Risultato imprescindibile per la sanità abruzzese». Il consigliere regionale di Forza Italia Emiliano Di Matteo definisce così l’approvazione del piano di riordino della rete ospedaliera....

TERAMO . «Risultato imprescindibile per la sanità abruzzese». Il consigliere regionale di Forza Italia Emiliano Di Matteo definisce così l’approvazione del piano di riordino della rete ospedaliera. «È uno dei provvedimenti più salienti adottati in questi cinque anni di legislatura», sottolinea, «un passaggio essenziale che centra il primo obiettivo fissato dal tavolo di monitoraggio dopo il commissariamento da parte del governo e su cui la Regione era in ritardo». Di Matteo, che non ha partecipato al consiglio per la votazione del piano perché malato, non ha dubbi: «Questo era il massimo che si poteva ottenere con i rigidi paletti posti dal decreto Lorenzin».
Le critiche dei suoi colleghi di centrosinistra dunque sarebbero strumentali e motivate solo dalla ricerca di visibilità in vista delle elezioni di marzo per il rinnovo del consiglio. «Chi contesta il piano non è riuscito a farlo quando era alla guida della Regione», scandisce, «anzi ha approvato la delibera sull’ospedale unico provinciale che sarebbe stato costruito a Mosciano e avrebbe comportato la chiusura del presidio di Teramo e degli altri tre sul territorio provinciale». La controffensiva lanciata dal consigliere forzista, che si fa interprete di una posizione condivisa dai rappresentanti del partito nelle amministrazioni locali, entra nel merito delle obiezioni mosse dall’opposizione. «I posti letto passano da 933 a 952, crescono meno che nelle altre province, ma non è vero che diminuiscono», puntualizza, «le unità operative complesse salgono da 40 a 41, mentre quelle semplici e a valenza dipartimentale aumentano da 61 a 80». Del tutto infondati, dunque, risulterebbero gli allarmi lanciati dai consiglieri di centrosinistra sul declassamento degli ospedali provinciali. Di Matteo, che risiede in Val Vibrata, cita il caso del presidio di Sant’Omero. «Le unità operative complesse passano da quattro a due, ma non chiudiamo nulla»,precisa il consigliere secondo cui i vuoti creati dal piano saranno colmati dall’atto aziendale della Asl. Lo stesso discorso vale per Oculistica ad Atri «dove il punto nascita è stato soppresso da chi oggi protesta per il cambio di nome di un’unità operativa». Secondo Di Matteo il riordino della rete sanitaria ha «scongiurato una guerra civile sulla sanità». Il consigliere fa riferimento alla scelta sui Dea di secondo livello che, per il governo, dovevano essere due rispetto agli attuali quattro in regione. «Abbiamo spalmato le funzioni su tutti gli ospedali dei capoluoghi, evitando la chiusura di quello di Teramo, da sacrificare a vantaggio dell’Aquila», ribadisce il consigliere secondo cui il varo del piano è decisivo anche per «sbloccare centinaia di milioni per i nuovi presidi tra cui quello teramano».
Immediata la replica del capogruppo di “Abruzzo in Comune” Sandro Mariani. Secondo lui Di Matteo ha snocciolato «numeri e dati già ampiamente sbugiardati dai fatti solo per provare ad accaparrarsi un po’ di visibilità in vista delle prossime elezioni regionali». Il consigliere di Forza Italia «è stato lasciato solo a difendere l’indifendibile», evidenzia Mariani riferendosi al «più decorso silenzio» osservato sul riordino della sanità dagli altri consiglieri regionali di maggioranza. « Serve a poco rivangare dei danni irreparabili che Marsilio ed i suoi hanno arrecato alla provincia di Teramo», conclude, «né serve disquisire di matematica, anche perché i numeri, sempre chiari e impietosi, hanno già dimostrato che il teramano è stato ampiamente penalizzato dal riassetto della rete ospedaliera a tutto vantaggio delle altre province, evidentemente meglio tutelate dai propri rappresentanti in maggioranza». (g.d.m.)