Divorzia e riporta i figli in Italia: la Cassazione accoglie il ricorso

19 Giugno 2022

Il tribunale aveva dato ragione alla mamma, ma per la Suprema Corte il caso deve essere riaperto I bambini e la donna hanno lasciato il Canada, il papà si è appellato alla Convenzione dell’Aja

TERAMO. È un’altra storia di figli contesi tra genitori quella che la cronaca giudiziaria racconta. Il caso è quello di una donna teramana che durante il divorzio in corso in Canada ha riportato i due figli in Italia. La Cassazione ha accolto il ricorso contro il pronunciamento con cui il tribunale dei minori dell’Aquila aveva stabilito la legittimità del suo comportamento dopo la richiesta di intervento fatta dal padre dei piccoli: la vicenda dunque, così come disposto dalla Suprema Corte, torna nuovamente davanti ai giudici della corte aquilana per un nuovo pronunciamento.
L’anno scorso i magistrati aquilani, nell’accogliere il ricorso della mamma teramana, avevano stabilito come non ci fosse stato nessun atto di sottrazione da parte di donna nei confronti dei due figlioletti portati dal Canada in Italia dopo la fine del matrimonio. Portati con un atto di assenso sottoscritto dal padre. L’uomo aveva chiesto l’intervento del dipartimento di giustizia minori appellandosi alla convenzione dell’Aja, ovvero l’accordo internazionale sulla protezione dei minori. Il padre, rimasto in Canada, aveva fatto istanza di rimpatrio degli stessi minori sostenendo che fossero stati illecitamente trattenuti in Italia dalla madre che, partita per un soggiorno temporaneo, gli avrebbe poi comunicato la volontà di non tornare. Di diverso avviso il tribunale dei minorenni dell’Aquila (collegio presieduto da Cecilia Angrisano) che aveva stabilito come «non sussista il requisito dell’illiceità del mancato rientro dei minori». Precisando: «L’atto di assenso al viaggio sottoscritto dal padre, infatti, non contiene alcuna indicazione del termine finale che avrebbe dovuto avere la permanenza dei minori ma prevede una esplicita autorizzazione alla residenza dei minori e alla loro frequenza scolastica». E ancora: «Il trasferimento dei minori in Italia e la loro permanenza non possono essere qualificati come illeciti perché acquisiti proprio con il consenso espresso del padre». A circa un anno di distanza da questo pronunciamento il caso torna nuovamente in un’aula di tribunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA