Edilizia, resistono solo 450 aziende e 1.600 lavoratori

11 Novembre 2015

I dati della Filca Cisl: nel 2008 i numeri erano più del triplo In crisi anche i settori legno, laterizi e manufatti in cemento

TERAMO. L’edilizia in provincia di Teramo ha toccato i livelli più bassi dal 2008. Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl di Teramo parla di una crisi che non accenna a regredire. E proprio nel giorno in cui Bankitalia presenta a Teramo il rapporto sull’economia abruzzese, in cui si parla di un aumento della produzione del 2,2% nel settore delle costruzioni, a livello regionale, i dati teramani parlano di una realtà diversa.

«Nel settore edile, confrontando i dati al 31 agosto 2015 con lo stesso periodo del 2014, quindi comprendendo il periodo di maggior lavoro dell'anno, l'estate, c’è un calo del 7% nel numero dei lavoratori e delle imprese, e del 5% delle ore lavorate e dei salari», fa notare De Sanctis che parla di un record negativo di 1.600 operai e 450 imprese iscritte negli enti bilaterali dell'industria. Pochissimo, a confronto dei 5.500 lavoratori e alle 1.390 imprese iscritte nel 2008, cioè prima della crisi. Crollati anche i salari, passati dai 58 milioni pagati nel 2008 ai 21 attuali.

«Nel settore legno, le aziende rimaste in piedi, dopo un massiccio utilizzo di cassa integrazione per 5-6 anni e pesanti procedure di riduzione di personale con picchi del 50%, dopo un inizio anno incoraggiante, sono crollate improvvisamente in estate. Infatti ben 9 aziende hanno richiesto nuovamente la casa integrazione e 3 ulteriori procedure di riduzione di personale», aggiunge il sindacalista, «nel settore inerti, i numeri sono divenuti così esigui da non riuscire più a monitorarli. Nel settore laterizi, l'ultima azienda ha chiuso i battenti a dicembre dopo una lunga ed estenuante agonia. Nei manufatti in cemento, finalmente si assume: delle 13 aziende esistenti in provincia di Teramo, oggi ne sono sopravvissute solo 2 che, dopo un periodo di assestamento, ora hanno acquisito il mercato delle defunte concorrenti. A questo quadro, va aggiunta però una cornice di tutto riguardo: centinaia di lavoratori disoccupati, cassaintegrati, con arretrati fino a 7 stipendi, utilizzati ormai con normalità a surrogare coi loro crediti i mancati finanziamenti delle banche». Ed ecco che aumentano le vertenze individuali, del 36% rispetto allo scorso anno. «Anche sulle procedure concorsuali abbiamo un record poco invidiabile: il 40% delle aziende del legno ha utilizzato il concordato preventivo "in bianco" per terminare la propria esistenza; solo una azienda ha utilizzato il concordato in continuità rimettendo in piedi una parte della propria attività produttiva, sottolinea De Sanctis.

Il sindacalista invita i politici a passare qualche giorno a contatto con questa situazione: «capirebbero qual è la differenza tra il mondo reale e il pianeta extraterrestre in cui loro vivono. Basterebbe poco: una forte iniezione di investimenti pubblici in opere edili volte alla tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, alla manutenzione ordinaria della viabilità pubblica, alla bonifica e adeguamento delle scuole alle norme antisismiche e delle barriere architettoniche, a interventi di risparmio energetico e di impianti di produzione di energia pulita sugli edifici pubblici. Il mondo dell'edilizia ripartirebbe e lo Stato investirebbe oggi per non spendere o addirittura per guadagnare domani». (a.f.)

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