Falasca-Caccioni, addio a Brucchi «Siamo fuori dalla maggioranza»

23 Giugno 2017

Sbraccia sta valutando se seguirli, loro intanto potrebbero firmare la mozione di sfiducia al sindaco Che ora non ha più i numeri in consiglio. Falasca guarda con interesse al progetto civico di D’Alberto

TERAMO. Dalla distinzione all'opposizione. La parabola politica dei dissidenti Alfredo Caccioni e Vincenzo Falasca si compie nella torrida mattinata del secondo giorno d'estate, il terzo dalla sottoscrizione del documento politico-programmatico che per qualche ora ha ridato una parvenza di maggioranza al sindaco Maurizio Brucchi e alla giunta di otto assessori varata nel pomeriggio di martedì.
«Da oggi siamo in minoranza», scandisce Falasca sottolineando il passaggio suo e di Caccioni, entrambi fuoriusciti dal gruppo di "Futuro in", da una posizione non organica alla maggioranza ad un'aperta contrapposizione nei confronti degli ex alleati. I due consiglieri avevano ribadito la loro autonomia rispetto alla coalizione anche al momento dell'adesione al documento politico-programmatico che lunedì sera stato sottoscritto da 18 consiglieri, postulando un cambio di metodo e di merito nell'azione amministrativa, ma lasciando mano libera a Brucchi per la designazione di otto assessori. «Forse siamo stati ingenui a sottoscrivere quel testo fidandoci sulla parola», osserva Caccioni, «ma tutte le belle cose dette dal sindaco non si sono verificate».
I dissidenti avrebbero preferito una giunta a sei, non si sarebbero opposti alla nomina del settimo assessore benché non si trattasse di un esterno come auspicavano, ma se ne sono ritrovati otto dalla sera alla mattina. In più Alfonso Dodo Di Sabatino Martina è stato nominato vicesindaco. Per Caccioni, che avrebbe tolto all'assessore anche la delega alla ricostruzione, si è trattato di uno scippo ai danni di Mirella Marchese. «Di Sabatino Martina potrebbe essere il nuovo candidato sindaco del centrodestra», rivela il consigliere scismatico, «ma anche questo l'hanno deciso in quattro». Il cambio di merito e di metodo sancito nel documento politico-programmatico è stato sconfessato dai primi atti successivi alla sua sottoscrizione, per cui due dissidenti si ritengono svincolati dal quel patto. «Non è cambiato nulla», fa notare Falasca, «noi abbiamo tirato il sindaco per la giacca, ma qualcun altro l'ha preso per il collo». Il consigliere non risparmia una stilettata al suo ex gruppo. «Non è vero che per due mesi abbiamo discusso del nulla», spiega, «è in atto la scomposizione del quadro politico teramano, emerge la necessità di cambiamento e noi abbiamo contribuito: questo è positivo».
Falasca si riferisce alla fuoriuscita dal Pd di Gianguido D'Alberto, Ilaria De Sanctis e Francesca Chiara Di Timoteo e guarda con interesse al loro progetto civico. Per lui l'esperienza politica non è chiusa. «Da oggi inizio la campagna elettorale», annuncia, «ma non dentro lo schema centrodestra-centrosinistra e in un partito». Il consigliere riconosce le capacità dei "giovani leader" della sua ex coalizione, accennando a Paolo Gatti. «La capacità di attrarre consenso dev'essere uno strumento non il fine», evidenzia, «senza un progetto politico è solo gestione del potere».
Falasca e Caccioni valuteranno l'adesione alla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, che con le loro firme può andare in consiglio ma che in aula, per passare, avrebbe bisogno di altri due voti a favore. «Non escludiamo nulla», chiariscono, «valuteremo insieme e probabilmente chiederemo una modifica del testo già pronto». Con loro non c'è Domenico Sbraccia, trattenuto da impegni di lavoro ma che di fatto non ha ancora abbandonato il gruppo "Insieme per per Te" e di conseguenza per ora resta in maggioranza. Verificherà nei prossimi giorni se condividere la posizione di Caccioni e Falasca. Intanto si riduce a 16 la consistenza numerica della coalizione, a cui manca un consigliere per il minimo necessario a governare.
Gennaro Della Monica
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