Gasolio, costi aumentati del 60% La marineria giuliese in rivolta

2 Febbraio 2022

Il rappresentante della Federpesca Squeo: «Il comparto della pesca a strascico rischia il collasso» Appello alla politica regionale: «Faccia qualcosa con il governo centrale per calmierare i prezzi»

GIULIANOVA. La marineria giuliese in rivolta contro l’aumento del caro gasolio, balzato al 60% in più rispetto all’anno scorso, e al rincaro dei prezzi delle materie prime, utilizzate tutti i giorni dalle imbarcazioni per la pesca.
A lanciare un vero e proprio grido di allarme è Walter Squeo, conosciuto marittimo giuliese e rappresentante di Federpesca. «Come pescatore sono seriamente preoccupato per i pesanti rincari del carburante», afferma Squeo, « siamo passati da 45 centesimi per litro a 80 centesimi, fino a toccare un massimo di 90 centesimi in alcuni casi: si tratta di un aumento del costo del gasolio vertiginoso, pari al 60% rispetto al 2021, che mette in seria crisi tutto il settore, ma in maniera particolare quello della pesca a strascico e del pesce azzurro: di fatto, risultano le categorie più colpite da questa stangata». Un’emergenza, evidenziata anche da Federpesca Abruzzo, che oltre che colpire tutti i principali settori dell’economia, sta mettendo in ginocchio la pesca, e che rischia di avere degli effetti devastanti sui profitti. Squeo, sottolineando la situazione di disagio che quotidianamente, da qualche tempo a questa parte, sta subendo la marineria giuliese, continua: «Le imbarcazioni sono sfiancate da questa situazione, si trovano di fronte a parecchie difficoltà quotidiane quando vanno a mare: oltre al gasolio, anche le casse di polistirolo hanno subito un aumento di prezzo, così come i cavi di acciaio e le materie prime in generale, utilizzate per la regolare attività di pesca dai marittimi. Attualmente noi vongolari siamo in fermo biologico, per cui ancora non siamo in grado di valutare il danno dei rincari sulla nostra palle, ma i pescatori dello strascico in particolare, arrivano a consumare fino a mille euro al giorno, fra carburante, spese di contributi, iva e costo delle materie prime. Possiamo dire che ormai i guadagni si sono sostanzialmente ridotti, vanno di pari passo con le spese: si sono dimezzati. C’e da aggiungere che il prezzo del pesce è rimasto però lo stesso». Da ciò si evince, che per la maggior parte delle barche sta diventando sconveniente andare a pesca e questa situazione avrà inevitabili ricadute sia sull’occupazione che sull’approvvigionamento di prodotti ittici italiani, favorendo l’importazione dei prodotti stranieri.
Alla luce di questa previsione, di certo non fra le più rosee per l’intero settore, Walter Squeo lancia un appello alla politica regionale: «Tutte le marinerie d’Italia sono in subbuglio per questa situazione, non soltanto la nostra. I pescatori non ce la fanno più a lavorare a queste condizioni, chiediamo quindi, un interessamento da parte della Regione e dei politici regionali di riferimento, affinché fungano da tramite con il governo, per farli ragionare e calmierare i prezzi, oltre che scongiurare rincari futuri. Se continuiamo ad aumentare i costi del carburante e delle materie prime, con il protrarsi della pandemia, non escludo che si avranno importanti ricadute anche sul settore della ristorazione e sull’occupazione in generale».
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